Sulla competenza de* filosof*. Meglio dubitare

Owl_of_Minerva

Una settimana fa, il 18 Novembre, Nicla Vassallo pubblica su Doppiozero questo post.

Per quanto mi riguarda, queste sue parole si vanno a inserire in un film già visto, uno schema già noto, una moda consolidata: banalità a scopo narcisistico. “Sono fig* e voglio farlo vedere a tutt*, quindi scrivo un bel post sulle questioni di genere che oggi vanno tanto di moda, così s’imparano”. Questo fenomeno però, per quanto noto e diffuso (qui, qui e qui qualche lista di esempi raccolta dal sottoscritto), in questo caso è più grave del solito, perché Vassallo pensa di poter dire cose pesanti sulla vita di un po’ troppe persone, non avendone la minima competenza. In che senso? Entriamo nel merito.

Se una donna subisce violenza, la cosa da fare è una: rivolgersi a un centro antiviolenza. Sono lì per aiutare, informare, far conoscere teorie e prassi per le quali ci vuole, come in tutte le cose, una competenza e una esperienza specifiche. E’ il loro lavoro: ci sarà chi lo fa meglio, chi peggio, ovviamente, ma al di fuori delle loro conoscenze chi si azzarda a pontificare non farà che dire sciocchezze, o causare danni. Come sempre accade quando si pensa di poter fare a meno di competenze consolidate che non ci appartengono: sia che si tratti di riparare l’impianto idraulico di casa, sia che si tratti di scegliere di vaccinare o no i propri bambini, sia che si tratti di filosofia. In questo caso, di che si tratta?

Ecco qui la nostra filosofa femminista che, volendo impostare un discorso «di matrice quasi prettamente filosofica», dice la sua sulle donne che subiscono violenza:

Proviamo a chiederci quante donne trascorrono anni con uomini “bruti, senza virtute e canascenza”, dicendosi costantemente “li amo”, oppure minimizzando ogni atto rivolto contro loro stesse da questi stessi uomini. Anzi, fornendo addirittura una qualche sorta di quella spiegazione agli atti di costoro. Donne, certo, inconsapevoli e probabilmente socraticamente ignoranti di se stesse. Donne masochiste? Non saprei. Donne, comunque, che provengono da ogni classe sociale: non dimentichiamolo. E donne forse pure sadiche nei confronti di altre donne. Quante di loro, e di noi, si sono lanciate in serie campagne contro ciò che accade in quei paesi in cui le donne vengono costantemente messe alla gogna? Quante di loro sanno anche solo che in Nepal le donne subiscono lunghe e pericolose segregazioni, ogni santo mese, se mestruate? Mentre in molti altri paesi, nel caso il loro comportamento non risulti “ligio”, la loro morte viene loro assicurata? E pensare che con uomini di questi paesi non sono poche le donne occidentali a esitare a condividere il talamo. Palese, però, che non tutte le donne si assomiglino, come del resto, non tutti gli uomini. Ci sono donne e uomini meravigliosi che pensano, e pensano per l’intera vita, e per loro, violenza psicologica o fisica, nonché botte, o trattare l’altro-da-sé come un bel bersaglio con cui giocare a freccette, rimangono al di là della concepibilità logica.
Ci sono donne e uomini intelligenti, per cui rimane essenziale praticare la criticità, ovvero lo sguardo acuto, che in alcune trappole non cade. Ma come e perché negarlo? Ci sono anche donne e uomini stupidi.

Vassallo imputa alle donne che subiscono violenza – non tutte eh, lo dice anche lei – di essere stupide, «ignoranti di se stesse» cioè, sempre parole sue, di non «praticare la criticità». Anche io sono filosofo, e anche io pratico la criticità: per esempio, prima di scrivere sulla violenza contro le donne, mi informo.

(Sì, anche io sono filosofo – tanto l’ordine professionale non c’è, quindi il nome me lo prendo. Mi ci sono laureato in filosofia, ho fatto il dottorato, ho insegnato in vari atenei per una decina d’anni. Basterà? Certo, il curriculum di Vassallo fa spavento; ma di fronte a questa roba che scrive, se non si preoccupa lei del suo, figuriamoci io del mio.)

E come filosofo che pratica la criticità mi informo da chi lavora nei centri antiviolenza, perché – sono strano io a pensarla così? – la conoscenza di questo fenomeno è lì: non sta né in Pasolini, né in Aristotele, né in Cipolla, né in Russell, quattro nomi citati da Vassallo a farle compagnia.

Poi, dopo che mi sono informato, filosofeggio alla grande come mi pare, ma senza uscire dall’orizzonte teorico e pratico che quelle utili chiacchierate – a volte letture – mi forniscono. Orizzonte che, per esempio, mi permette di dire con sicurezza che quello che ha fatto Vassallo è rivittimizzare le donne che hanno subito violenza. Cioè, un’altra violenza. Non condannabile per legge, certo, ma un tantino esecrabile sì.

Dal punto di vista filosofico, invece, posso dire con certezza che Vassallo s’è dimenticata una cosa abbastanza importante: il contesto patriarcale in cui le donne, «da ogni classe sociale», nascono e vivono. E l’importanza che hanno quel contesto e quel potere nel riuscire a farle vivere vicine ai loro carnefici per anni, accanto ai loro molestatori per anni, dentro una violenza quotidiana per anni. L’importanza dell’educazione patriarcale, ben resistente a molte pratiche di criticità, nei centri antiviolenza la conoscono, ne sanno valutare gli effetti e ne hanno studiato l’origine. E chi lavora lì non chiama tutto ciò “stupidità” da attribuire a chi ne è vittima. E così fanno filosofi e filosofe che se ne occupano con cognizione di causa, perché sanno che quasi sette milioni di donne non possono essere colpite da un’unica forma di stupidità. Forse, ma forse eh, c’è qualcosa di più forte e resistente all’origine, per fare quei numeri, qualcosa «di matrice quasi prettamente filosofica», ma che non è quello che dice Vassallo, sulla cui competenza del caso sì, è decisamente «meglio dubitare».

In più c’è un’altra cosa che non solo i filosofi, ma chiunque abbia un luogo di grande visibilità – per esempio una cattedra, uno spazio sui giornali, frequenti contatti pubblici – dovrebbe ricordarsi: una propria parola detta a vanvera farà danni che il lavoro di molte persone meno esposte recupererà in anni di impegno. Grazie, Nicla Vassallo, bel lavoro.

Oh, sia chiaro: anche io conosco molte donne stupide. Continuo a pensare, però, che dirglielo non serva né a me né a loro – soprattutto perché, tra le altre cose che mi hanno insegnato studiando filosofia, c’è il fatto che il gene della stupidità non esiste. Quindi mi sa che le circostanze educative, familiari, ambientali, di classe, in questi casi contano parecchio: quando parlo di violenza come fenomeno sociale, me ne devo ricordare. Se no, la figura dello stupido la faccio io.

Lorenzo Gasparrini

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One thought on “Sulla competenza de* filosof*. Meglio dubitare

  1. Le persone che subiscono violenza sono “ignoranti di se stesse” e non praticano la criticità.
    Secondo la Vassallo la popolazione femminile del globo si divide in donne stupide e prive di senso critico e donne non ignoranti che praticano la criticità e vivono felici e contente accanto a uomini “meravigliosi che pensano, e pensano per l’intera vita”, per i quali “violenza psicologica o fisica, nonché botte, o trattare l’altro-da-sé come un bel bersaglio con cui giocare a freccette, rimangono al di là della concepibilità logica.”
    E’ sottinteso, nelle affermazioni della Vassallo (che non ne parla esplicitamente perché è impegnata a puntare il dito verso le donne) che anche gli uomini si dividono in due categorie: quelli meravigliosi e quelli stupidi, che vanno in cerca di donne stupide da vittimizzare per anni.
    Questi uomini manchevoli di “logica”, incapaci di pensare, vivono nella convinzione di poter usare l’altro-da-sé come bersaglio.
    Perché – e qui a mancare di logica secondo me (che non sono filosofa) è il discorso della Vassallo – dovremmo prestare maggiore attenzione alla presunta stupidità delle donne, mentre non è importante puntare il dito verso la stupidità di quegli uomini per nulla meravigliosi?
    Quello che mi chiedo è di cosa dovremmo dubitare, secondo la Vassallo.
    E la risposta che mi do è che dovremmo dubitare dell’esistenza di un problema da risolvere: la violenza di genere.
    In fondo è una questione che riguarda solo gli stupidi, e le persone che stupide non sono possono vivere una vita meravigliosa semplicemente ignorandoli: che si uccidano pure fra loro. Forse – pensa la Vassallo – una volta che queste donne stupide saranno morte tutte, gli uomini stupidi finiranno con l’estinguersi, come il panda deprivato delle foreste di bambù…

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