Qualcosa si muove

chimamanda

Per parlare della posizione da cui svolgo il mio lavoro, scelgo il familiare linguaggio della politica, vecchi codici, parole come “lotta, maginalità e resistenza”. Scelgo queste parole ben sapendo che non sono né più popolari né più “giuste” – le conservo insieme all’eredità politica che evocano e rappresentano, pur lavorando per cambiare ciò che affermano e per assegnare loro significati diversi, rinnovati.

Così bell hooks, in Elogio del margine, una quindicina d’anni fa. Lei ed altr*, incessantemente, continuano a muoversi per cambiare quelle parole, i loro usi e significati, ed è ancora difficile seguire le tracce di questo cambiamento, perché avviene a diversi livelli e ancora in mezzo a un patriarcato che sta ben attento a non dare notizia di tutto ciò.

A Helsinki, in Giugno, ci sarà un congresso internazionale, Women in the History of Philosophy: Methodological Reflections on Women´s Contributions and Influence, ultimo di una lunga serie di appuntamenti simili sparsi per il mondo, di cui potete sapere tramite il blog Feminist History of Philosophy. Intanto che accadono cose accademiche e internazionali, da noi ci sono insegnanti che non aspettano riforme o chissà quali provvedimenti accentrati per darsi da fare, e che hanno le idee molto più chiare di tant* politic* di professione, teolog*, dirigenti scolastici e genitori:
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Primavera Queer (Si può fare #4)

Spero di sbagliarmi, ma a memoria non ricordo eventi finanziati da una università italiana che durassero più giorni e che fossero centrati sul pensiero queer o che avessero anche solo “queer” nel nome. All’università di Chieti lo hanno fatto.

Un gruppo autonomo di studenti e studentesse (alcun* dei quali già attivisti nei collettivi Laboratorio Le Antigoni e La Mala Educacion) ha promosso a Chieti la Primavera Queer come momento di autoformazione, incontro e discussione intorno alla teoria queer.

queer

Ho avuto il piacere di essere accolto e ospitato da ottime e simpatiche persone, che hanno anche animato il mio intervento con domande e osservazioni per me molto interessanti. Pubblicheranno tutti i materiali audio e video dell’iniziativa: un ulteriore grande merito che va ascritto a questo “gruppo autonomo”.

Cliccate sul nome o sul banner e andate a vedere che programma e che organizzazione. Visto? Parlare di questioni di genere si può fare anche all’università, se si vuole. Ed è facile avere per una settimana ospiti che ne vengono a parlare, perché c’è un grande desiderio di discutere, di ascoltare e di domandare riguardo tutto questo universo di concetti, di storie e di esperienze.

Lorenzo Gasparrini

P.S. Siccome credo, da buon estetologo, che tutte le esperienze significative siano sinestesiche (=si fanno con tutti i sensi), vi consiglio, se siete o passate da Pescara, questo locale: Profumo di Sole. Fanno delle cose che dire buone è molto riduttivo – il loro catering ha aggiunto qualcosa di speciale alla Primavera Queer. Grazie anche a loro.

Lascia che sia l’arte a dirlo

Les ballets de Trockadero de Monte Carlo

Les ballets de Trockadero de Monte Carlo

Ho scritto spesso, qui, di quanto polverosa e noiosa reputi buona parte della manualistica sulla storia della filosofia.
Ricordo – come fosse ieri – che durante la preparazione della tesi, chiesi ad una mia docente: «non c’è davvero nessuno, nessun filosofo o letterato che abbia affrontato, in Italia, il problema della narrazione della filosofia? Di come vengono scritti i manuali?». La risposta fu lapidaria, o quasi: «eh, signorina, ma questa è la tradizione».

Nulla di cui stupirsi, da un punto di vista meramente accademico; in fondo, la storia della filosofia (cioè, in soldoni, la narrazione che della filosofia si è scelto di dare sotto forma di compendio) è nata per raccogliere l’eredità del pensiero filosofico. Negli ambienti accademici – non sempre e non dappertutto – pensare quindi al “target” – cioè a chi sono destinati i manuali – viene considerata pratica futile. Insomma, è un po’ come se il fruitore (lo/a studente/essa) fosse stato volutamente rimosso, seppur ci si muova all’interno di un orizzonte utilitaristico, in nome della Tradizione. Espressione massima, quest’ultima, dell’autoreferenzialismo.
Per fortuna esempi diversi e coraggiosi di sperimentalismo, su questo front,e sono giunti da una giovane ricercatrice dell’Università di Firenze, Irene Biemmi. I suoi lavori coinvolgono i libri delle scuole elementari e parte della narrativa infantile ed indagano la rappresentazione dei generi e gli stereotipi utilizzati per rivolgersi alle bambine piuttosto che ai bambini. Donna coraggiosa, Irene; c’è bisogno di osare e di sperimentare, soprattutto a partire dagli studi di generi.

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Attenzione all’ “educazione sentimentale”

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Il 7 agosto dello scorso anno è stato presentato, dalla deputata Celestina Costantino (SEL) e altri suoi colleghi, una proposta di legge intitolata “Introduzione dell’insegnamento dell’educazione sentimentale nelle scuole del primo e del secondo ciclo dell’istruzione”. L’espressione “educazione sentimentale” era già comparsa in qualche articolo a proposito di femminicidi, e poi in altri articoli esplicativi; ci sono state delle critiche a questo possibile modo di intepretare il ruolo della scuola riguardo lo studio dei problemi di genere. Leggo però nel testo della proposta qualcosa che non mi convince.

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Italia e studi di genere: un rapporto difficile

Uniamo due post, apparsi su altri siti, che possono riassumere la difficile situazione degli studi di genere in Italia, a partire da una recente vicenda che ha visto protagonista Laura Corradi e il suo corso all’Università della Calabria.

http://www.imille.org/2013/04/gli-studi-di-genere/

Qui un lungo e interessante intervento di Paola Di Cori:

http://www.sguardisulledifferenze.org/?p=1014