Lascia che sia l’arte a dirlo

Les ballets de Trockadero de Monte Carlo

Les ballets de Trockadero de Monte Carlo

Ho scritto spesso, qui, di quanto polverosa e noiosa reputi buona parte della manualistica sulla storia della filosofia.
Ricordo – come fosse ieri – che durante la preparazione della tesi, chiesi ad una mia docente: «non c’è davvero nessuno, nessun filosofo o letterato che abbia affrontato, in Italia, il problema della narrazione della filosofia? Di come vengono scritti i manuali?». La risposta fu lapidaria, o quasi: «eh, signorina, ma questa è la tradizione».

Nulla di cui stupirsi, da un punto di vista meramente accademico; in fondo, la storia della filosofia (cioè, in soldoni, la narrazione che della filosofia si è scelto di dare sotto forma di compendio) è nata per raccogliere l’eredità del pensiero filosofico. Negli ambienti accademici – non sempre e non dappertutto – pensare quindi al “target” – cioè a chi sono destinati i manuali – viene considerata pratica futile. Insomma, è un po’ come se il fruitore (lo/a studente/essa) fosse stato volutamente rimosso, seppur ci si muova all’interno di un orizzonte utilitaristico, in nome della Tradizione. Espressione massima, quest’ultima, dell’autoreferenzialismo.
Per fortuna esempi diversi e coraggiosi di sperimentalismo, su questo front,e sono giunti da una giovane ricercatrice dell’Università di Firenze, Irene Biemmi. I suoi lavori coinvolgono i libri delle scuole elementari e parte della narrativa infantile ed indagano la rappresentazione dei generi e gli stereotipi utilizzati per rivolgersi alle bambine piuttosto che ai bambini. Donna coraggiosa, Irene; c’è bisogno di osare e di sperimentare, soprattutto a partire dagli studi di generi.

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Siamo quello che vediamo

Come abbiamo accennato in precedenza, questo blog aspira a divenire uno spazio aperto ai vostri racconti. Ai racconti di chi – come Elena – realizza il sogno di mettersi in gioco con le proprie competenze operando qualcosa in concreto per gli/le altri/e. Una delle prerogative di questo spazio sarà, appunto, dare risonanza a tutte quelle progettualità di genere, portate avanti dalle persone nelle scuole e sui territori. Per questo vi invitiamo a leggere il racconto di Elena Tognoni; 26 anni, una laurea in Scienze Umanistiche per la Comunicazione all’Università Statale di Milano. Successivamente frequenta un master in Gender Studies presso l’ Harcum College di Philadelphia; oggi un lavoro a Milano ed un progetto di “Laboratorio di Genere” per le scuole sulla semiotica delle immagini pubblicitarie. Stando a quanto dice Elena, se siamo quello che vediamo siamo sempre identici a noi stessi: sessisti e ripetitivi. Buona lettura.

elena1  «Non vi è mai capitato, dopo l’acquisto di un reggiseno nuovo – soddisfatte e felici –  di rotolarvi così, addosso allo specchio di camera vostra?»

La risposta di solito è una gran risata, con un po’ di imbarazzo, nei confronti delle altre compagne e soprattutto per la presenza della professoressa. Inizia spesso così, la mia giornata nelle scuole ed è così che entriamo subito nel vivo dell’argomento: la pubblicità non ci rappresenta, ci è lontana, non ci rispetta e propone frequentemente un’immagine di donna volutamente irraggiungibile e irreale.

Era da tanto che volevo farlo e che accumulavo contenuti, condividevo esperienze e pensieri; raccoglievo valutazioni e riflessioni, e non vedevo l’ora di fare attivamente qualcosa. La consapevolezza che l’educazione sia la chiave per tutto c’è sempre stata. La spinta e il desiderio di attivarmi non sono mai mancati, l’unica cosa che mancava era l’idea con cui partire: trovata!

Ritorno dalla mia professoressa di Psicologia del Liceo e le presento il mio progetto di “Educazione di Genere”. Vediamo cosa dice, vediamo se le interessa, se condivide le mie idee. Da quel giorno è stato tutto in discesa (strano?, no a volte non lo è). La mia professoressa accetta entusiasta – ringrazio pubblicamente la professoressa Crosta del Liceo Curie di Tradate –  dopo di lei un’altra, dopo di lei il liceo di un’altra città, e così mi ritrovo impegnata il sabato mattina con la presentazione della mia raccolta di immagini pubblicitarie lesive dell’immagine e della dignità femminili rivolta alle classi seconde, terze e quarte dei licei della mia zona.

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