Tecnica di cosa?

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Questo articolo, che riportiamo per intero, è apparso nel sito “Tecnica della scuola”. Leggiamolo insieme.

Mamme e pornostar

di Pasquale Almirante 03/03/2014

Da quando i bambini devono essere presi in consegna all’uscita da un familiare noto alla scuola, frutto di circolari cautelative, si assiste, non solo a ingorghi di automobili e motocicli, ma anche a una passerelle di mamme di variopinti colori, fogge e forme.

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Medea non ha ucciso nessuno

Christa Wolf a Francoforte nel 1999

Christa Wolf a Francoforte nel 1999

Pochi giorni fa la tragica notizia di una madre che ha ucciso i suoi figli. Fioccano quindi i commenti autorevoli e gli articoli a sensazione, com’è ormai tipico nella gestione dell’informazione in occidente. Si diffondono soprattutto le parole di Massimo Recalcati e di Concita De Gregorio, che riportano in continuazione il nome di Medea, la donna assassina dei figli per antonomasia.

Peccato però che Medea non abbia ucciso nessuno.

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L’Anima Vola, le Emozioni di più. Elisa una di noi.

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È sempre difficile dare una definizione di cosa sia un’artista e quale la sua funzione sociale, se una ne debba avere, poi.
Di quale sia il suo posto nel mondo. In questo mondo. Quali i messaggi e le istanze da trasmettere e comunicare alla gente.
Non c’è, dunque, risposta migliore a questi innumerevoli dubbi, dell’esempio incarnato di qualcuno/a al fine di provare a decifrare quale funzione svolga l’arte nei suoi molteplici dispiegamenti e forme, nonché nella contemporaneità dei giorni nostri.

Questo esempio viene – per me – magistralmente incarnato da quel vulcano di donna e musicista che è Elisa.

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Storie malEdette e 1. Confessioni poco pericolose.

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Si apre oggi la nostra rubrica Storie malEdette rivolta a ragazzi/e, ma non solo.
Un modo alternativo per rispondere al vergognoso e turpe articolo di Beatrice Borromeo pubblicato sul FattoQuotidiano.it, lo scorso 6 Marzo.

Se volete far conoscere le vostre storie, frequentazioni, incontri sessuali, amori e relazioni raccontandoci le vostre esperienze malEdette e mai dette vissute durante l’adolescenza, scriveteci a:  lafilosofiamaschia@gmail.com. Pubblicheremo i vostri racconti con il rispetto per l’anonimato, in modo da lasciare a voi lettrici e lettori la possibilità di declinare la sessualità nell’adolescenza.

Rispondiamo al sessismo giornalistico, moralista con i racconti di vissuto reali.

Fiammetta

Non ci credo. È di nuovo la sveglia che non ho sentito! E niente, di corsa pure stamattina.
Cazzo!, in prima ora c’è la Pieri: oggi ha detto che spiegava storia. Se quella sa che abito dietro scuola mi uccide e mi gioco per sempre la reputazione.

Okay, devo pensare. Pensare!
Cosa mi metto?, mi trucco?, oddio che capelli di merda. Ma dove vado conciata così? No, ce la devo fare: ho venti minuti e ce la posso fare; ce la faccio sicuro. L’ho fatto in molto meno. Sì, i jeans sopra la sedia.
Poi, il lupetto nero attillato; sì, questo mi sta bene. Niente panico. Mutande, reggiseno, fondotinta, mascara, lucidalabbra: ce l’ho! Me lo porto, però. Quasi, quasi metto su il maglioncino con la zip; lo so, fa schifo ma c’ho solo questo! Lo metto, fa freddo oggi.

Lo zaino è a posto. Esco. Corro? No, se sudo sembro ancora più cesso.
Ho cinque minuti scarsi. Ma a scuola c’arrivo in meno a passo svelto. Ce la faccio.
Oddio, speriamo non me so scordata niente. Ansia.

Giro l’angolo, vedo il cancello; ci sono! Sono arrivata. Anzi, sto arrivando. Ma in classe non lo sanno.
Varco il cancello, m’affretto. La prima campanella è già suonata; porca vacca è già trentadue! Le otto e trentadue. È tardissimo.
Pure oggi bella figura; entro di nuovo durante l’appello. Brava, Fiamma. Brava.

Poi c’è lui. Santiddio. C’ho una fitta allo stomaco. Non ci devo pensare; se ci penso svengo e muoio. Ora, qui.
Lo ignoro e mi siedo, ed è tutto ok. In fondo devo solo sedermi. Salutare e sedermi.
Salgo le scale a due a due; ma quante so? Che fatica!
C’ho il fiatone.

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Quando la violenza sulle donne diventa una vetrina

sindaco marino

La foto qui sopra appare sulla pagina ufficiale FB del Sindaco Ignazio Marino venerdì scorso, 10 Gennaio.

Questo il testo che la introduce:

Ho voluto incontrare personalmente Angela Santalucia e Giorgia Lizzi, le due agenti della Polizia Locale di Roma Capitale che ieri sera hanno permesso, con il loro intervento, la cattura di tre uomini autori della violenza sessuale ai danni di una donna nei pressi di via Frattina.

Ho voluto ringraziarle a nome di tutta la città, per il coraggio che hanno dimostrato e la professionalità con cui ogni giorno scendono in strada al servizio di tutti i romani e dei tanti turisti che visitano la nostra Capitale.

Appena leggo il quanto, non credo ai miei occhi; che cos’è questo treatrino? Cosa si vuole comunicare? L’atto in sé  mi lascia senza parole (o quasi), visto che fa seguito ad una vicenda alquanto triste: la molestia sessuale avvenuta ai danni di una ragazza – 24 anni – nel cuore della Capitale, tra via Frattina e via Bocca di Leone, alle otto di sera mentre la giovane stacca dal lavoro, e si avvia verso la metro per tornare a casa (qui la notizia).

Ora, non è mia intenzione soffermarmi sulla notizia, ovvero su come viene narrata dai vari quotidiani online, ma mi sembrano – ad una prima lettura – sempre molto sintomatiche certe narrazioni.  Parole come, “stranieri ubriachi e minacciosi” sono riflesso di una povertà culturale spaventosa; di un’incapacità nel trovare parole altre, nuove per raccontare  questo tipo di accadimenti. Come a dire, l’uomo cattivo, il colpevole schifoso, è sempre il diverso. L’altro.

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Il mio augurio di buon anno: siate forti come la verità. Un post per sole donne.

Erin Brockovich

Erin Brockovich

Il mio augurio di buon anno, quest’anno, non passa attraverso nessun social network.

Approfitto di questo spazio, creato proprio a metà del 2013 per esprimere qualcosa di mancante in tempi bui, come questi.

Critica e propositività. Attenzione alle parole e gioia di comunicare. Recuperare, attraverso la filosofiA, le narrazioni, quel rapporto tra femminile e maschile che pare ormai destinato alla conflittualità distruttiva, deglutente, fascitoide, demarcata da un pensiero della differenza separatista, in cui incontrarsi risulta un miraggio. Bè Lorenzo ed io – che su questo blog ci scriviamo, e sul progetto abbiamo lavorato insieme – siamo, forse, l’eccezione che conferma la regola.

Dunque, incontrarsi è possibile. E quando accade, bellissimo.

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A proposito di Educazione Sessuale: Miley Cyrus, quando il successo ti fa maschiA.

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Qualche settimana fa, Lorenzo pone alla mia attenzione questo articolo comparso sul Corriere.it : Come insegnare l’educazione sessuale a scuola?. Mi chiede di fare un deconstructing del pezzo, ma dopo averlo letto più volte penso di dover escogitare un modo diverso per distruggere l’escalation di banalità presenti. La giornalista apre scrivendo:

La recente sentenza della Corte di Cassazione che nega la pedofilia in un rapporto sessuale fra un uomo di 60 anni e una bambina di 11, perché «c’era amore», mostra che di educazione sessuale ne hanno, e tanto, bisogno parecchi adulti, anche in posizioni di potere.

Invece l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stilato 85 pagine di guida all’educazione sessuale per i bambini da 0 a 16 anni, un po’ ambigua nella presentazione (…)

Mi sembra chiaro, sin dall’esordio, l’equivoco intrinseco; si fa riferimento ad un fatto recente di cronaca – il sessantenne calabrese abusante della bambina undicenne, dove la Cassazione non ha negato il reato di pedofilia, ma ha disposto che non fossero state considerate alcune attenuanti durante il processo d’Appello – accostando ad esso una seconda notizia apparentemente coerente: ovvero, la guida sugli Standard per l’Educazione Sessuale stilata dalla OMS . Ora, cosa porti ad associare una notizia di cronaca giudiziaria ad una d’informazione generale, non saprei dirvi. Dal testo risulta chiaro l’obbiettivo strumentale dell’articolo; scritto per maturare polemica sulle indicazioni, circa l’educazione sessuale, rivolte (giustamente) ad individui in via di sviluppo: dai 0 ai 16 anni. Cosa c’entrano gli/le adulti/e con il testo dell’OMS? E perché dovrebbero essere questi/e ultimi/e ad averne bisogno?

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Balzaretti, gli stereotipi di genere e il sessismo

http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/423400/intervista-balzaretti-e-abbagnato.html

Martedì scorso va in onda su LeIene Show la classica intervista a due. Stavolta protagonisti sono Federico Balzaretti, terzino della AS Roma, ed Eleonora Abbagnato, étoile: il video fa il giro del web in pochissime ore. Merito, una presunta confessione del calciatore che dichiara: «i calciatori gay esistono; le persone intelligenti lo accetterebbero, quelle meno intelligenti no».

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Così, incuriosita, guardo la clip. E rischio quasi  di vomitare sul monitor del pc; perché l’intervista non ha nulla a che fare – o pochissimo – con la fatidica frase detta da Balzaretti circa l’ostracismo presente nel mondo del calcio, attorno all’omosessualità. In realtà quello  che va in scena è il solito valzer di domande impiccione su: fama, soldi, sesso, gossip, porno, corpo oggetto, morale cattolica, gioco di ruoli e cliché, rapporti di forza, lifestyle.
Il tutto, in un montaggio di appena 7 minuti.

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Se dico Transfobia, tu che rispondi?

Quando con Lorenzo ci siamo messi a tavolino per stendere il progetto la filosofiA maschiA rivolto alle ragazze e ai ragazzi delle scuole superiori, eravamo reduci da un incontro con alcune insegnanti che ci testimoniarono quanto difficile fosse affrontare  il tema delle discriminazioni sessuali a scuola. Nel novembre 2012, poi, il suicidio di Andrea. Il ragazzo “dai pantaloni rosa” –  così ribattezzato dai media – che si tolse la vita perché emarginato e deriso per la sua presunta omosessualità.

Per me Andrea, ha rappresentato un altro – l’ennesimo – pezzo di una gioventù italiana  scomparso perché lasciato a sé stesso a causa dell’incapacità di adulti/e a narrare e farsi carico delle alterità, delle diversità, nei luoghi dove c’è sempre più bisogno di nominarle. Come a scuola, appunto.

Ci dicemmo allora che dovevamo fare qualcosa per aiutare le insegnanti a parlare di omofobia e transfobia; dovevamo mostrarci pronti a confrontarci con i/le ragazzi/e su questi temi, nominando queste cose con intelligenza e competenza. E presto detto, ne abbiamo inserito un appuntamento nel nostro progetto per provare a colmare questo silenzio iniziando, intanto, dalle nostre parole.

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L’ingegnera perduta

Pochi giorni fa ero a Lugo di Romagna per un seminario sul linguaggio antisessista e pratiche politiche antisessiste, organizzato dall’associazione Demetra. Dopo il mio intervento, tra le domande del pubblico, un uomo mi ha chiesto (più o meno, cito a memoria):

“Mi scusi, ma cosa intende dire con il fatto che per le donne si tratta di opporsi, di fare resistenza al patriarcato mentre per l’uomo si tratta di abbandonare dei vantaggi? Quali sarebbero questi vantaggi dati dal patriarcato?”

Una risposta minimamente esauriente avrebbe richiesto un altro seminario, ma lì dissi solamente:

“Abbiamo parlato prima dei problemi relativi all’educazione; prendiamoli ad esempio. Pensi solo al fatto che viviamo in un ambiente culturale che indirizza maschi e femmine verso scelte di vita diverse: i maschi hanno davanti, e gli vengono proposte, praticamente tutte le scelte possibili per la loro vita futura – calciatore, astronauta, chirurgo, archeologo, pilota d’aerei, attore, ingegnere, cuoco; alle femmine, com’è evidente, solo alcune e quasi sempre nell’ambito della cura, dell’accudimento – infermiera, maestra, segretaria, commessa, bibliotecaria; e poi il tremendo ‘fare una famiglia’. Queste possibilità in più, prospettate fin da piccoli, sono uno degli smaccati vantaggi sociali dati ai maschi, e solo per motivi di ordine culturale.”

Oggi ho rivisto in giro sui social network il volto di Debbie Sterling, e mi sono detto: quante ottime ingegnere ha perso il nostro paese, finora? Quante chirurghe? Quante idrauliche? Quante economiste? Quante sommelier? Quante camioniste? Quante archeologhe? Quante avvocate? Quante occasioni per arricchire il tessuto sociale sono andate perse in decenni di discriminazione di genere? Quante ancora ne dovremo perdere, prima di capire cosa stiamo buttando via?

Questo è il sito di GoldieBlox, alla ricerca dell’ingegnera perduta.

Girls.
You think you know what we want, girls.
Pink and pretty it’s girls.
Just like the 50’s it’s girls.

You like to buy us pink toys
and everything else is for boys
and you can always get us dolls
and we’ll grow up like them… false.

It’s time to change.
We deserve to see a range.
‘Cause all our toys look just the same
and we would like to use our brains.

We are all more than princess maids.

Girls to build the spaceship,
Girls to code the new app,
Girls to grow up knowing
they can engineer that.

Girls.
That’s all we really need is Girls.
To bring us up to speed it’s Girls.
Our opportunity is Girls.
Don’t underestimate Girls.

Lorenzo Gasparrini (grazie a Floriana e a Lorenza)