Rea confessa

il-letto-volante-Frida

Il letto volante, Frida Kahlo 1932

Di aborto non si parla quasi mai. Quando succede si abbassa lo sguardo e il tono della voce. A meno che non sia un dibattito pubblico, e allora i toni si infuocano: le donne assassine, lo sterminio degli innocenti, il genocidio legalizzato. Anche chi è a favore della legalità dell’aborto e della possibilità di scelta della donna difficilmente è a proprio agio.

Così esordisce Chiara Lalli nelle prime pagine del suo libro A. La verità, vi prego, sull’aborto. E rileggendo queste poche righe non posso che associarle alle recenti dichiarazioni della performer ed artista Marina Abramovic, la quale ha rotto il silenzio dichiarando pubblicamente di aver abortito. In più di una occasione.

L’artista è stata intervistata dal Tagesspiegel (la cui intervista non esiste per intero in italiano, ad oggi) ma è l’estratto con solo alcune delle sue dichiarazioni ad essere riportato su buona parte dei quotidiani online – compreso l’huffingtonpost italiano – e siti spazzatura che hanno provveduto a commentare le dichiarazioni con i soliti titoloni ad effetto. L’intento? Decontestualizzare le dichiarazioni personali di Abramovic dal resto dell’intervista. Tra l’altro molto interessante. La “sconcertante rivelazione”- udite udite! – è quella di aver ricorso alla pratica dell’aborto per tre volte nella sua vita, al fine di difendere il proprio contributo nel mondo dell’arte ed il diritto di restare all’apice della carriera.

Lesa maestà!, a quanto pare. Perché sul web e sui social si è scatenata una ridda di commenti e post dal retrogusto sessista ed intimidatorio, deprecando la scelta personale  – del tutto lecita – resa pubblica non per diletto ma come parte di un più ampio racconto sulle esperienze della sua vita. Domande pensate ad hoc per l’occasione (la celebrazione  dei suoi 70 anni) ed omaggiare una carriera di successi da donna performer nel mondo dell’arte contemporanea tanto che è la stessa Abramovic ad annunciare l’uscita di una autobiografia il prossimo autunno. Insomma, un’opera di promozione. Tutto qui.

A quanto pare, per buona parte del pubblico italiano, di aborto si dovrebbe continuare a parlare abbassando lo sguardo, oppure fra le mura di domestiche perché se una donna matura e di successo, consapevole di sé e delle proprie scelte, si espone pubblicamente nell’asserire di aver ricorso a più aborti rischia ancora di essere linciata brutalmente attraverso l’uso di un linguaggio violento riservato per lo più  – proprio sul web e sui social – a donne e omosessuali.

Ovviamente, sarebbe banale sottolineare che se fosse stato un uomo a pronunciare qualcosa di simile – per esempio, come ha fatto Vittorio Sgarbi diverso tempo fa dichiarandosi padre di almeno 40 figli illegittimi – tale pubblica dichiarazione risulterebbe pressoché qualcosa di molto vicino ad un gossip, di molto meno sconcertante e shockante. Allora, in questo caso nessuna e nessuno si sentirebbe di esortare il macho in questione a sottoporsi ad una vasectomia  o addirittura ad indossare un comodo condom per l’atto.

Ribadisco nessuna e nessuno.

Da una piccola ricerca fatta in questi giorni sul web, al fine di documentarmi sulla portata della eco avuta dalle dichiarazioni di Marina Abramovic, mi è risultato subito lampante la quantità di siti di gossip o di quotidiani locali che hanno dato risalto alla notizia (?) solo per piazzare il titolone alla disperata ricerca di click. La maggior parte di questi contenitori non offre alcun articolo, post o contenuto di analisi sulla notizia in sé (i festeggiamenti per i 70 anni di un’artista famosa); per lo più questi scritti si riducono ad atti vili di giudizio denigrante nei confronti di un’artista di fama internazionale sulla scelta di abortire o a tristi morali su come usare la contraccezione.

La nota stonata, al di là della pessima qualità di cronaca, è che buona parte di questi “pezzi” dai giudizi sprezzanti e denigranti è scritta da giovani donne; presunte blogger che si presentano con un trafiletto in calce pressapoco così:

Laureata in XY, da sempre appassionata di tecnologia, scrittura e copy writing, amo leggere nel tempo libero ed occuparmi dei miei gatti. Classe 198X

oppure

Appassionata di libri, musica e spettacolo adoro scrivere di economia e a tempo perso preferisco fare shopping. Classe 199Y

Una riflessione su cosa significa definirsi una blogger forse sarebbe opportuno farla, prima o poi; ma necessariamente rifletto e mi domando come mai quasi nessuna donna si tiri indietro nel dire la sua, sull’esperienza corporea di qualche altra soprattutto quando si tratta di aborto?

Di seguito mi chiedo pure cosa è stato detto o si direbbe – ad esempio – di un’artista quale fu Louise Bourgeois che di figli (maschi) ne ebbe tre e un marito. La scultrice dichiarò pubblicamente nel 1990 all’interno del suo Discorso in occasione del conferimento della MacDowell Medal:

Il mio atteggiamento con gli uomini è questo: con loro bisogna prepararsi, impegnarsi. Un atteggiamento molto insolito,  ma è una mia costante. Devi preparare tutto. Devi imboccarli, dir loro quanto sono in gamba, devi letteralmente prenderti cura di loro. Si offendono di continuo, capiscono sempre il contrario. Voglio dire, è un vero lavoro.

A me sembra un’asserzione – che è il ritratto di un’istantanea – non distante dalle parole di Abramovic. Poi continua,

A casa eravamo cinque. C’erano tre figli, nessuna domestica, e all’epoca mio marito lavorava come insegnante. Percepiva un salario modesto. Avevo tre figli maschi più un marito, quindi quattro uomini da accudire (…) Ed eccomi lì, moglie e madre, spaventata dalla famiglia. Avevo il terrore di non essere all’altezza. Mia madre aveva compreso il ruolo e non ne temeva gli oneri. Io non avevo capito quale fosse il mio ruolo e temo di non averlo svolto in modo soddisfacente.

Ripeto, a me sembra un’asserzione – che è il ritratto di un’istantanea – non distante dalle parole di Abramovic.

Così più penso e rifletto, più le accuse all’artista americana mi sembrano davvero assurde perché negano le difficoltà, e la solitudine, e la fatica insita nella cura di un figlio, nel crescerlo ed educarlo costantemente. Negano il dispendio di energie fisiche e mentali che servono per accudire una vita nuova. E negano il fatto più importante: che esistano donne non disposte a fare i conti con tutto questo, o meglio disposte a fare i conti con l’assenza di una famiglia e di un amore per un figlio.

Dunque, siamo ancora qui. Sul filo di questo confine che separa le madri dalle non madri, le giovani e fertili dalle vecchie e non più fertili, le lavoratrici dalle non lavoratrici eccetera, eccetera. E su questo filo camminiamo tutte insieme negando spazi alle altre come noi, sottraendo dignità a scelte per noi inconcepibili fatte da altre nostre simili.

Continuiamo ad anteporre il giudizio al confronto politico sul corpo generativo, in nome di cosa? e per conto di chi?

Forse stiamo ancora facendo il gioco sporco del patriarcato.

Fiammetta

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...