Non è affatto inspiegabile, è inaccettabile

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Prima di pochi giorni fa, non sapevo chi fosse Silvana de Mari.

Presentiamola velocemente con qualche link. Questo è un suo terrificante post il cui titolo è tutto un programma: “l’uomo inutilmente maschio: il frutto di una società che ha cancellato la virilità“. Queste parole invece provengono da un suo status pubblico su Facebook, nel quale ripercorre una visione della storia dei femminismi quantomeno singolare:

Le bizzarre rappresentanti del cosiddetto movimento di liberazione femminile hanno creato una società non vitale, dove i vecchi sostituiscono le culle, i morti sono più numerosi dei nati, dove la solitudine e la povertà spaccano il cuore, dove la desolazione regna come norma.

Di lei si sono occupati, in tempi diversi, altre persone interessate a questo singolare fenomeno, riportando altre meraviglie di Silvana de Mari (uno, due e tre).

Oltre a questi sproloqui insensati sulle questioni di genere, de Mari scrive però altre cose: è un’apprezzata scrittrice per ragazzi e di genere fantasy:

Nel 2004 con “L’ultimo elfo” vince il 48º Premio Bancarellino e il Premio Andersen. “L’ultimo elfo” vince in Francia ‘Le Prix Immaginaire’ 2005, negli USA il premio ‘ALA American Library Association’ 2006, in Austria il premio ‘La giuria dei Ragazzi’ nel 2009. “L’ultimo orco” vince in premio ‘IBBY International Boud Books Young People’ 2005, ‘Le prix Sorciere’ nel 2008 in Francia. Riceve il Premio Mulinello 2014.

S’impone una riflessione: come fa una scrittrice di successo, con molti titoli per bambini, a esprimere opinioni e visioni del mondo reazionarie, sessiste, screditanti i femminismi e la loro storia?

Non stiamo affatto cercando per Silvana de Mari una giustificazione, o una scusa, o una spiegazione per questi aspetti contrastanti della sua persona. E per un motivo semplice: non c’è alcun contrasto, alcuna incoerenza, alcuna difficoltà da conciliare. E’ molto più interessante accettare questa possibilità, questo apparente paradosso. Perché non lo è affatto.

Vivere in una cultura sessista e discriminante, che infonde valori sessisti e distorte opinioni sui sessi, i generi e gli orientamenti – e quella in cui si nasce e si vive in Italia lo è – non limita necessariamente le proprie capacità professionali nel settore letterario. Dando il giusto peso ai premi e ai volumi di vendita, si deve dire che de Mari è un’ottima professionista della scrittura. Probabilmente siamo noi a dover imparare a scindere alcuni aspetti “alti” della vita culturale da opinioni avanzate, civili e libere da pregiudizi. Così come ci si deve imporre di riconoscere il sessismo come trasversale ai sessi, ai generi e agli orientamenti, evidentemente si deve accettare anche che esso sia ampiamente diffuso anche tra coloro che rappresentano una elite – per professionalità, carriera, riconoscimenti pubblici. In fondo, che sia impossibile conciliare lavoro letterario e sessismo è un pregiudizio anche questo. Basti pensare alla crassa ignoranza che ancora circonda, in Italia, gli studi di genere: li ignora non solo il grande pubblico, ma anche gran parte dell'”accademia” che lavora negli studi sociali, in filosofia, negli studi politici.

Serve ricordarsi di questo paradosso, avendo a cuore le questioni di genere, perché ovviamente persone come Silvana de Mari vanno nelle scuole a parlare a ragazzi e ragazze delle loro storie, e hanno un notevole successo, soprattutto perché sembrano sempre, i suoi, discorsi ben ponderati. Mentre chi vorrebbe portare nelle scuole un serio e onesto discorso sulla parità di genere viene ostacolato in ogni modo usando l’assurda arma della “ideologia gender”. Ecco che un caso come questa scrittrice diventa un sintomo e una prova di una diffusa noncuranza di tutti gli attori in gioco nel panorama culturale italiano: le istituzioni, le aziende, i clienti, gli autori, i decisori a tutti i livelli.

Lo dico chiaramente a uso e consumo dei difensori dei diritti di tutti: per me de Mari può continuare a scrivere e a pubblicare quello che vuole. Ma è dentro le scuole che non la vorrei vedere fare i suoi sproloqui, perché la patente di “scrittrice” non la dovrebbe autorizzare affatto a comportarsi da “formatrice”, neanche in questioni di scrittura. Credo sia un tipo di professionalità per la quale, avendo a che fare con il linguaggio, il rispetto dei diritti di genere e una profonda conoscenza della loro storia siano indispensabili. E lei non lo ha.

Le persone con titoli di studio, carriere brillanti, impegnate nel sociale, che scrivono con continuità e hanno un vasto pubblico, che sono chiamate a parlare delle loro idee culturali e professionali e sono profondamente sessiste, non sono un fenomeno inspiegabile, bensì inaccettabile. Ma per lavorare seriamente contro questo tipo di violenze mascherate da liberazioni, e pure somministrate a chi non ha strutture per difendersi da pericolose influenze, bisogna impegnarsi molto: i premi e i libri ben venduti sono forse nemici molto più difficili da sconfiggere dei luoghi comuni e degli stereotipi. Perché il sessismo non solo è trasversale a ogni genere, sesso e orientamento, ma anche ai titoli di studio, al livello culturale e alla letteratura.

Lorenzo Gasparrini

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3 thoughts on “Non è affatto inspiegabile, è inaccettabile

  1. “S’impone una riflessione: come fa una scrittrice di successo, con molti titoli per bambini, a esprimere opinioni e visioni del mondo reazionarie, sessiste, screditanti i femminismi e la loro storia?”
    E se non fosse un’insanabile contraddizione, ma proprio la chiave del suo successo?

  2. Conosco e apprezzo i romanzi di Silvana de Mari, mentre trovo lei abbastanza allucinante come idee. A parte il suo odio verso i musulmani cieco e irrazionale, che parte da problemi esistenti ma poi generalizza contrapponendo un’idea di cristiani e ebrei buoni e compassionevoli che non sta né in cielo né in terra, trovo sempre più assurde e pericolose le sue idee antifemministe. Forse la dottoressa dimentica che senza il femminismo lei non avrebbe potuto laurearsi, lavorare, scegliere che uomo sposare, scegliere quando avere suo figlio e limitarsi ad uno, scrivere, parlare in pubblico.

  3. https://www.facebook.com/manuela.salviscrittrice/posts/1400819103272430?__mref=message_bubble A proposito di scrittrici e prospettive di genere, mi permetto di segnalare Manuela Salvi, in particolare:
    “Gli uomini maschilisti li ho sempre evitati, sfidati, canzonati. Ma le donne maschiliste mi terrorizzano, perché sono quelle che fanno sentire sbagliate le donne che vogliono cambiare le regole. Sono quelle che puntano il dito, che scendono in piazza, che piantano grane nelle scuole, che scrivono libri sulla sottomissione di se stesse. Sono mostri autolesionisti che hanno in mano l’educazione dei figli e degli studenti, milioni di ragazzini e ragazzine ignari.
    Perciò quando odo il piagnisteo sul femminicidio, il dito mi sento di puntarlo io, e sulle donne stesse…”

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