La legge e la cultura

Robertetti

L’Italia ha una legge sui diritti civili, alla buon’ora. La legge Cirinnà può essere interpretata come un primo passo verso traguardi migliori e ancora più equi, o come la ratifica di una discriminazione; si può anche valutarla come il risultato di un compromesso al ribasso, visto quello che è stato espunto dal suo disegno originale.

Il lavoro da fare, adesso, è quello culturale; c’è una legge e vanno assimilate il suo dettato e le sue conseguenze in tutto il tessuto sociale. Questa è una sfida di civiltà.

La legge che permise alle donne di diventare magistrato, eliminando dal codice una smaccata discriminazione è del 9 febbraio 1963. Ma, racconta la prima donna magistrato d’Italia, il tetto di cristallo è ancora lì, dopo cinquant’anni. La società italiana non ha ancora accettato – non legalmente, ma culturalmente – le magistrate. Quanti decenni ci vorranno per abituare l’opinione pubblica italiana alla vita delle coppie omosessuali? Una legge non basta, perché il sentire comune non si adegua con la velocità di una pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Se indubbiamente l’Italia s’è scrollata di dosso l’etichetta di essere uno degli ultimi paesi europei senza una legge sui diritti civili, rimane ancora valido l’ammonimento di Brunello Robertetti, alias Corrado Guzzanti:

Italiano! Questo è un paese che negli ultimi anni ha fatto grandi passi avanti, peccato che tutti gli altri vanno in macchina!

Educazione sessuale nelle scuole, un piano nazionale contro il bullismo scolastico, finanziamenti e strumenti di legge ai centri antiviolenza, formazione specifica per le forze dell’ordine, sviluppo degli studi di genere nelle università, regolamenti e corsi per i giornalisti e tutti gli operatori dell’informazione sulle discriminazioni di genere…

Queste cose, in molti altri paesi, esistono e funzionano. Ciò non vuol dire certamente che lì non esistano problemi sociali legati al genere e ai diritti civili; vuol dire però che quello che si può considerare il minimo dei diritti civili è stato raggiunto e consolidato socialmente, e non solo legalmente. Per ora, in Italia, tutto ciò è invece lasciato a iniziative più o meno volontarie, tra mille difficoltà organizzative, logistiche, finanziarie e culturali. La parte conservatrice del paese e la storia politica italiana dimostra che è la maggioranza a lavorare più o meno alacremente contro tutti questi argomenti “civili”.

Non a caso la legge Cirinnà dopo essere stata privata di un argomento importante come la stepchild adoption, è stata approvata anche grazie a un atto di forza del governo, che ha posto su questa legge la questione di fiducia in Parlamento. Sintomo che tanto pronto, il paese, non lo è affatto. Perché se una legge sui diritti civili possiamo dire che ora l’Italia ce l’ha, certamente una cultura, un senso comune, una diffusa consapevolezza sui diritti civili sono ancora ben lontani dall’esistere.

Lorenzo Gasparrini

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