Cosa una filosofia di genere

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Recentemente ci è stato chiesto in cosa consistono i nostri percorsi di genere filosofici. Con questo post provo a rispondere partendo da due quesiti: uno, “perché una filosofia di genere?” e due, “a cosa serve una filosofia di genere?” e proseguirò nel raccontarvi l’esperienza dalla quale sono nati concretamente gli spunti tematici per i nostri laboratori. Spunti che mi riprometto di condividere in conclusione al post.

Innanzitutto bisogna che ci accordiamo sul significato delle parole che costituiscono le nostre proposte laboratoriali per le scuole superiori. La parola filosofia, è una parola comunemente usata nella didattica ordinaria – a mio giudizio –  in modo alquanto ambiguo; l’ora di filosofia alle superiori ci ricordiamo essere pressoché una ricostruzione interamente (o quasi interamente per le/i più fortunate/i) al maschile del pensiero filosofico occidentale e avente origine nella Grecia di Talete, Anassimene e Anassimandro.

Ecco, si fa ancora parecchia fatica nel pronunciare questo insegnamento con quello che sarebbe il suo nome più appropriato, ovvero l’ora di storia della filosofia.  A tale ambiguità seguono tutta una serie di altre convinzioni errate che poggiano su pregiudizi culturali vecchi di secoli e consolidate dalla struttura dei libri di testo in uso. Se, poi, aggiungete il problema dei contenuti della didattica che non prevedono un’adeguamento dell’insegnamento filosofico ai tempi e alle generazioni cui si insegna la storia della filosofia, il gioco è fatto.

Uno dei pregiudizi più socialmente diffusi e radicati, ad esempio, è che l’esercizio del pensiero critico e conseguenzialmente lo sviluppo teorico in una serie di ambiti filosofici, sia stato interamente ad appannaggio maschile. Cosa quanto mai falsa: infatti, se ci si documenta un pochino si farà presto a scoprire che dalla filosofia del diritto a quella politica, dall’epistemologia alla storia delle scienze naturali, passando per la filosofia dell’educazione, il contributo al pensiero critico è disseminato di esempi illustri di donne che hanno contribuito al progresso filosofico e scientifico.
Il punto è che i manuali sembrano rafforzare questo pregiudizio non includendo alcuna filosofa nei loro indici e continuando a diffondere l’errata convinzione che la storia della filosofia si nutra di quel principio metafisico per cui, “così è sempre stata e così sempre sarà”. Convinzione alquanto disgustosa – oltre che antiscientifica – che ci piace decostruire con ironia e con proposte nuove, appunto.

La parola genere, invece, è una parola che ha una sua storia particolare avente origini nel mondo analitico anglosassone della teoria delle conoscenze (o epistemologia, più anticamente gnoseologia), poi applicata alle scienze sociali ed umane a partire dai primi anni ’80 del secolo scorso. Questa seconda e tarda riflessione ha dato vita agli studi di genere i quali rappresentano un crocevia interdisciplinare di studi sociali, culturali e politici su temi come sessualità ed identità di genere. Oggi all’interno di questo spazio critico, confluisce tutto il prezioso lavoro riguardo la decostruzione degli stereotipi sessisti.

La filosofia perciò, rappresenta una delle branche del sapere e delle scienze umane alle quali gli studi di genere sono applicabili. Indi per cui, il compito che ci siamo assegnat* qui è quello di provare a parlare di una filosofia di genere attraverso le buone pratiche già in campo e assimilabili dalle altre discipline inerenti il campo degli studi di genere, provando a mettere in gioco con le nostre competenze e il nostro impegno politico.

Tutto è nato quando ci è stato chiesto di intervenire ad una serie di incontri/dibattiti con docenti e alunni/e delle scuole superiori, in occasione di un concorso (Sulle vie della Parità) a cui eravamo stat* invitat* a partecipare. Sia io che Lorenzo abbiamo affrontato appuntamenti tematici su diversi argomenti, entrambi riconducibili ai temi di cui ci occupiamo su questo blog. Una volta conclusa questa esperienza, ci è stato chiesto di misurarci concretamente con l’idea di laboratori di filosofia di genere che promuovevamo; da lì, sono nate le proposte laboratoriali che trovate di seguito.

Le proposte laboratoriali de “LafilosofiAmaschiA” per le 3^ liceo

LE PITAGORICHE, UNO SGUARDO FEMMINILE OLTRE PITAGORA

A partire dai manuali di testo in uso nelle classi terze, compieremo un primo momento di analisi degli indici soffermando la nostra attenzione sull’assenza o quasi totale mancanza di donne e/o figure femminili nell’antichità. Coglieremo tale occasione come una possibilità per un’altra narrazione dell’antichità classica a partire dal lavoro di Claudia Montepaone nel suo libro: “Le Pitagoriche. Scritti femminili di età ellenistica“, per porre un focus sul contributo reale e concreto che le donne filosofe hanno dato (da Pitagora in avanti) alla compilazione del pensiero pitagorico.
(…)

Le proposte laboratoriali de “LafilosofiAmaschiA” per le 4^ liceo

RENATO ED ELISABETTA

Il pensatore che viene ritenuto il fondatore della filosofia e della matematica moderne, René Descartes, ha lasciato un interessantissimo epistolario, le cui corrispondenti erano spesso donne. Tra tutte spicca la figura di Elisabetta di Boemia. La principessa nel 1642 entra in contatto con il filosofo francese per sottoporgli, inizialmente, questioni di natura scientifica (il problema del rapporto anima-corpo). La corrispondenza durerà sette anni e vedrà il filosofo e la principessa discutere su diversi temi (dalla medicina, alla politica, dalla matematica, alla filosofia). Nel 1645, in occasione di una malattia della principessa Descartes le invia delle lettere che discutono questioni di morale. È proprio a partire dalla discussione su questi temi, che il filosofo elabora, tra il 1645 ed il 1646, un primo abbozzo delle “Passions de l’ame” (…)

Le proposte laboratoriali de “LafilosofiAmaschiA” per le 5^ liceo

IL TRIANGOLO NO

I rapporti personali tra Heidegger, Arendt e Anders si intrecciano nel più drammatico periodo della storia mondiale, e al crocevia fondamentale per tutta la filosofia occidentale moderna e contemporanea. Questo nodo che coinvolge amore, filosofia e politica va raccontato in tutte le sue sfaccettature come esempio di una pratica filosofica che si costruisce non su massimi sistemi e considerazioni astratte, ma nel pieno coinvolgimento dei protagonisti nei loro sentimenti, nella loro storia personale, nella loro politica attiva.
(…)

Il nostro punto di partenza resta sempre la critica dei manuali di testo, a cui molti/e docenti si affidano troppo spesso a discapito del testo filosofico monografico, ma soprattutto del dibattito che fungendo da ponte riconduce al principio di realtà. E la realtà è costituita dal lavoro e dal pensiero quotidiano di donne e uomini nelle loro differenze, e nelle differenti pratiche che ne prevedono la realizzazione.

Concludo, rispondendo direttamente alle domande che ponevo in apertura; una filosofia di genere è auspicabile perché è necessario e imprescindibile narrare gli agiti ed il pensiero di donne e uomini che hanno garantito il progresso del quale siamo eredi e questo approccio serve a cambiare, seppur lentamente, il nostro sguardo. Prima di tutto sull’altro che ci sta affianco, che è sempre differente da me avendo maturato esperienze differenti dalle mie; poi, sul passato e sulla ricostruzione storica aiutandoci a decostruire pregiudizi e a coglierne i limiti che essi pongono alla comprensione della complessità di cui è fatta la realtà, cioè della complessità dei fenomeni e delle relazioni umane.

Fiammetta

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2 thoughts on “Cosa una filosofia di genere

  1. Ho scoperto recentemente questo blog, e non sai quanto sia felice della sua esistenza. Il modo in cui tratti tematiche sociali e filosofiche è in cui decostruisci le costruzioni socioculturali sessiste è ammirevole. Grazie!

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