Qualcosa si muove

chimamanda

Per parlare della posizione da cui svolgo il mio lavoro, scelgo il familiare linguaggio della politica, vecchi codici, parole come “lotta, maginalità e resistenza”. Scelgo queste parole ben sapendo che non sono né più popolari né più “giuste” – le conservo insieme all’eredità politica che evocano e rappresentano, pur lavorando per cambiare ciò che affermano e per assegnare loro significati diversi, rinnovati.

Così bell hooks, in Elogio del margine, una quindicina d’anni fa. Lei ed altr*, incessantemente, continuano a muoversi per cambiare quelle parole, i loro usi e significati, ed è ancora difficile seguire le tracce di questo cambiamento, perché avviene a diversi livelli e ancora in mezzo a un patriarcato che sta ben attento a non dare notizia di tutto ciò.

A Helsinki, in Giugno, ci sarà un congresso internazionale, Women in the History of Philosophy: Methodological Reflections on Women´s Contributions and Influence, ultimo di una lunga serie di appuntamenti simili sparsi per il mondo, di cui potete sapere tramite il blog Feminist History of Philosophy. Intanto che accadono cose accademiche e internazionali, da noi ci sono insegnanti che non aspettano riforme o chissà quali provvedimenti accentrati per darsi da fare, e che hanno le idee molto più chiare di tant* politic* di professione, teolog*, dirigenti scolastici e genitori:

Quando si tira in ballo l’educazione di genere, i genitori sono convinti che in classe noi insegnanti impartiamo chissà quali nozioni. Come se ci mettessimo lì a confondere ai bambini le idee. L’ideologia gender è diventata lo spauracchio collettivo per due motivi: da un lato perché sussiste la sempiterna paura della libertà, quando invece noi forniamo delle mappe che consentano ai bambini di orientarsi nella complessità, di riconoscere la propria identità e non averne paura. Dall’altro perché viviamo in un Paese omofobo che crede che combattere gli stereotipi di genere, cosa che la scuola purtroppo contribuisce e veicolare, equivalga a incoraggiare i bambini all’omosessualità, come se quest’ultima fosse una scelta o un condizionamento che viene dall’esterno.

Così fa e dice Pina Caporaso, l’autrice di Bomba libera tutti, uno straordinario esempio di come serve poco per creare qualcosa di grandioso in un territorio ancora tutto da costruire, in Italia.pina-340x340

In Italia dove scarseggiano ancora troppo le pubblicazioni scientifiche sulle questioni di genere, e per fortuna autori attenti provano a dare contributi importanti, non solo in pubblicazioni specifiche che però hanno scarsissima eco al di fuori del loro ambiente. Così fa Piero Dominici, che ripropone sul blog del Sole-24 Ore un suo articolo, sfidando con la lunghezza dello scritto la pazienza del lettore web, ma facendo un gran regalo a tutti gli interessati a quei problemi: Per una comunicazione attenta al genere è un ottimo saggio dalla ricca e completa bibliografia, uno strumento utilissimo.

Intanto, aspettiamo anche altre storie e altri modi di raccontarle, come proverà a fare Chimamanda Ngozi Adichie  (foto in alto) nel suo prossimo libro: «Non credo sia necessario che uno scrittore se ne occupi, ma si dà il caso che io alla politica sia interessata e voglio scriverne per umanizzarla, usare la fiction per aiutare le persone a immaginare cosa succederebbe se…».

Perché non è affatto semplice. Dice ancora bell hooks:dblf-bell-hooks-1988-BWPhoto

Non è un obiettivo facile trovare il modo di includere le nostre molteplici voci nei vari testi che creiamo – film, poesia, teoria femminista. Sono suoni e immagini che il consumatore medio ha difficoltà a comprendere. Sono proprio quei suoni e quelle scene di cui non ci si può appropriare a essere la traccia che tutti cercano di mettere in discussione, che tutti vogliono cancellare e far scomparire.

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