Lontananza, vicinanza.

vicinanza

 Non puoi fare a meno di cercare un senso, che forse si nasconde non nei singoli rumori isolati ma in mezzo, nelle pause che li separano.

Italo Calvino
Un re in ascolto, Sotto il sole Giaguaro

Breve storia di una lontananza.

Gli ultimi mesi di vita, fra quotidianità e prassi giornaliere mi hanno portata a non scrivere quasi più, qui. Contingenze ed incontinenze varie hanno fatto sì che mi allontanassi dalla scrittura, dalle parole, dal loro fluire lento ma inesorabile, dalla riflessione, e dai libri.

A volte la vita ci porta dove non sappiamo, o dove non ci piace andare.
O forse, per andare dove dobbiamo andare [cit. da Totò e Peppino] ci è dato di girare un po’ a vuoto, di starcene un po’ lontani dalla “piazza principale”.

Passavano i giorni ed il mio da fare trasformava la mia mente in qualcosa a me insolito; nel giro di poche settimane non ho più avuto molta voglia di mettermi a scrivere, di ritrovare una stanza tutta per sé. In realtà, non sapevo di cosa scrivere. Come scrivere.

Mi sentivo distante dai motivi che mi spingevano a fare del blog la mia casa fatta di progetti; un luogo pubblico e privato allo stesso tempo. Priva delle energie e delle motivazioni con le quali avevo iniziato questo percorso di narrazione, studio e gioco, e non sapendo più quale senso avesse ancora scrivere con una progettualità sospesa alle spalle, mi sono concessa di farmi da parte senza troppi se o troppi ma.

Mi sembrava di guardare in uno specchio e non vedere nulla.
Null’altro che uno specchio vuoto.

Così, ho lasciato perdere. Quanto di più facile mi riesca nella vita. Ho pensato ci volesse un periodo di pausa; un periodo di sospensione (…); soltanto per riacquistare nuove energie, nuove prospettive, nuovi sensi. Giusto per vedere l’effetto che faceva l’astinenza, per un po’.

Ero stanca, assillata: le risposte a molte delle cose che mi accadevano attorno, alle azioni che mi venivano rivolte, alle stranezze che mi deludevano, non ce le avevo. Non ce le avevo nemmeno prima.
Le parole, le parole, le parole del mondo attorno mi avevano stancata. E qualche equilibrio era venuto meno.

Questo mondo mi confonde [cit. da Olive Kitteridge, nella miniserie HBO].
Ma è l’unico che ci è dato di vivere e cambiare.

Non sapevo più come provare a cambiarlo questo mondo. Come se quello a cui lentamente avevo dato vita perché venisse al mondo, ora camminasse per conto suo e senza bisogno di essere tenuto per mano da me.

Così, il bicchiere mi è sembrato mezzo vuoto. Tanto da non sapere più come riempirlo.

Ma in questo tempo di vuotezza e di lontananza, ho imparato a concedermi altro tempo: per fare spazio, facendomi spazio, per riempire col vuoto quella mancanza di cui non si sa che farsene.

Breve storia di una vicinanza.

Per natale mi è stato regalato un notebook bianco.
Copertina rigida, fogli bianchi a righe, un elastico che tiene assieme le pagine come un tutt’uno. Solido lindo se ne stava lì, in un angolo della scrivania. Mi è parso celarsi una metafora dietro quell’oggetto, venuto per un motivo; o forse no. Probabilmente non fa differenza.

Forse era venuto per concedermi quello spazio che non sentivo più di volere, né di dover ritrovare.

Ho ricominciato da lì e basta. Da una pagina bianca, di un quaderno bianco, con fascetta bianca.
Non è stato come ricominciare da zero, perché il peso di tutto quello che ho sentito lo porto ancora con me. Ma l’ho poggiato a terra. Adesso faccio spazio.

Poi, ho rivisto alcune donne; donne che mi piacciono, in cui posso rispecchiarmi senza la necessità di dovermi immedesimare per forza, senza la paura di non vedermi riflessa, senza bisogno di riconoscermi per forza nelle loro vite, o in quello che fanno. Io in fondo sono un’altra cosa. Tutti/e lo siamo.

L’esserci in presenza – di sé e delle altre – però concede privilegi a cui la scrittura difficilmente apre.

In quella stanza in cui siamo state tutte, tutte coloro che erano abbastanza, un flusso di coscienza altro si è mosso in una direzione quasi estranea alla scrittura. Essere vicine, a contatto fra donne, in una stanza piena di libri scritti da donne, proprio lì, mentre ci si parla, ci si ascolta, apre ad una dimensione d’intimità che la scrittura sfiora soltanto.

Cosa succede in una stanza piena di donne vicine fra loro?
Qualcosa si attiva.

No, non credo sia solo empatia politica, o simpatia umana. C’è qualcosa di altro.
Come un mistero. Il mistero più antico del mondo. Raccolto in una vicinanza che apre a percorsi e possibilità sconosciute.

Fiammetta

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...