“Querelle” di che?

christine_isabeau

Ricorderete senz’altro, scavando nella memoria scolastica, di una Querelle des Anciens et des Modernes. E’ riportata ovunque, nei manuali di storia della letteratura, e in quelli di filosofia.

Tanto che la parola querelle definisce quella, per antonomasia. Peccato però che non fosse la prima.

La storia europea è ricca di testimonianze di quanto diversamente possano venir recepiti e interpretati i due sessi, le loro peculiarità e i loro rapporti. Nella querelle des sexes si discusse per secoli, spesso in forma di lamento e di accusa (querelle), su cosa e come siano, debbano e possano essere le donne e gli uomini. Le prese di posizione su questo argomento si moltiplicarono nel primo Rinascimento, soprattutto in Italia, in Francia, in Spagna e ben presto anche negli altri paesi europei. Alla loro diffusione contribuì la crescente importanza della parola scritta e della forma scritta acquisita dalle lingue volgari europee, nonchè la stampa, la riproduzione di immagini e gli innumerevoli fogli volanti. Alla querelle parteciparono sia scrittori che scrittrici: gli autori scrissero sia opere ostili alle donne (invettive contro le donne, disprezzo delle donne, misoginia) sia opere a favore delle donne (difesa delle donne, lode delle donne, filoginia); i testi conservati scritti da donne sono per lo più a loro favore o contro le donne dipendeva di volta in volta dal contesto.
Fra le voci della querelle che sono giunte fino a noi, quelle femminili sono in minoranza, ma costituiscono una notevole percentuale di tutti gli scritti di donne di quell’epoca. La disputa ebbe origine nel Medioevo, si sviluppò nel Rinascimento, sotto l’influsso dell’Umanesimo e della riforma religiosa, e proseguì fino all’Illuminismo. (Gisela Bock)

Di questa querelle, chi ne ha mai sentito parlare? E come si sarebbe potuto, dato che già nei libri di scuola non c’è? Un movimento di pensiero che tiene occupati molti scrittori e scrittrici per secoli, non c’è. Niente, via, sparito, cancellato, svanito.

640px-Christine_de_pisanQuanti hanno mai sentito parlare di Christine de Pizan? E del suo La città delle dame?

Questo brano lo ha scritto una donna nel 1405.

…più in generale in ogni trattato filosofi e poeti, predicatori e la lista sarebbe lunga, sembrano tutti parlare con la stessa bocca, tutti d’accordo nella medesima conclusione, che il comportamento delle donne è incline a ogni tipo di vizio. Profondamente assorta in ciò io, che sono nata donna, presi a esaminare me stessa e la mia condotta, e allo stesso modo pensavo alle altre donne che avevo frequentato, tanto le numerose principesse e le gran dame, come le donne di media e bassa condizione, che avevano voluto graziosamente confidarmi le loro vicende personali e i loro intimi pensieri. Volevo capire in coscienza e in modo imparziale se poteva essere vero ciò che tanti uomini illustri, gli uni come gli altri, testimoniavano. Ma, nonostante quello di cui potevo essere a conoscenza, e per quanto a lungo e profondamente esaminassi la questione, non riuscivo a riconoscere né ad ammettere il fondamento di questi giudizi contro la natura e il comportamento femminile.

E di Lucrezia Marinelli e del suo La nobiltà e l’eccellenza delle donne co’ difetti et mancamenti degli uomini (1601), quanti hanno sentito parlare?MARINELLI

Il trattato della M. è soprattutto una presa di posizione forte e originale nell’ambito della querelle des femmes avviatasi a partire dagli anni Ottanta con la pubblicazione di una serie di opere provocatoriamente misogine. In particolare, obiettivo polemico della M. è il trattato di Giuseppe Passi I donneschi difetti (Venezia, G.A. Somasco, 1599), cui fa esplicito riferimento nella Divisione di tutto il discorso, dopo aver indicato in Aristotele l’origine prima della misoginia imperante nella tradizione occidentale. Nella prima parte, la più originale, la M. discute la nobiltà e l’eccellenza delle donne; nella seconda, che si presenta come un puntuale rovesciamento delle affermazioni di Passi, sono trattati i difetti degli uomini. Ciò che caratterizza maggiormente la posizione della M. è la decisa affermazione della superiorità della condizione femminile rispetto a quella degli uomini, che l’autrice manifesta corroborando le proprie argomentazioni attraverso un ricchissimo catalogo di exempla attinti dalla tradizione classica e volgare. È soprattutto il patrimonio della lirica amorosa petrarchista, con la sua topica esaltazione della donna, a essere sfruttato per delineare un ritratto dell’eccellenza femminile altamente idealizzato, che giustifica la legittima rivendicazione di un diverso ruolo della donna nella società e la sua valorizzazione come soggetto attivo in campi da sempre riservati all’uomo. (Da Treccani)

Il tutto trovato in pochi clic, in pochi minuti. Per approfondire, volendo, non è che manchino le bibliografie.

Dice Milagros Rivera Garretas:

Non perchè pensi che l’Europa feudale non abbia lasciato memoria di pensatrici interessanti (io stessa ho scritto che nell’ordine patriarcale ci sono sempre state donne che hanno cercato, trovato ed espresso un senso di sè – e del mondo – al femminile), quanto piuttosto perchè ritengo che il progetto d’uguaglianza tra uomini e donne sia stato chiaramente definito in Europa durante l’Umanesimo e il Rinascimento. Questa proposta di periodizzazione quindi mi consente di indicare, magari in via provvisoria, le origini del contesto politico e scientifico che ha dominato e domina (sebbene in modo non esclusivo) in Occidente.

C’è traccia di tutto questo nei manuali scolastici? Certamente no. Non è difficile capire che anche questa assenza contribuisce a far sì che tantissimi e tantissime si riempiano la testa e la bocca di sciocchezze e pregiudizi sui femminismi, sui movimenti delle donne, sulle questioni di genere. Tutto questo viene trattato ancora come fossero argomenti da specialist*, da curios*, da fanatic*, o – peggio ancora – come mode attuali, del momento, fenomeni recenti destinati a sparire. Per poi stupirsi di ciò che di sessista accade quotidianamente a scuola e altrove.

Lorenzo Gasparrini

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3 thoughts on ““Querelle” di che?

  1. Avevo un minuscolo approfondimento su ”La città delle Dame” sul mio libro di storia delle medie. Ora che al liceo studio filosofia e abbiamo concluso il periodo della filosofia scolastica e il rinascimento ho chiesto alla mia professoressa se conoscesse Christine, ha risposto di no, e abbiamo deciso insieme che preparerò una presentazione da esporre alla classe su di lei.

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