S’i’ fosse uomo, S’i’ fosse donna… nessuna differenza?

siamotuttiuguali

Qualche mese fa, per l’esattezza ad Aprile 2014, mi è stato chiesto di scrivere un pezzo per una famosa rivista femminista quale è  DWF; argomento: le parole del femminismo e le nuove generazioni di adolescenti. Decisi di accettare questa sfida e di provare ad offrire un quadro parziale di ciò cui mi veniva richiesto; provare a narrare il rapporto che esiste oggi fra il mondo del linguaggio giovanile e la costellazione di parole assimilabili ai femminismi dei decenni passati. La scommessa era provare a capire quanto del vocabolario femminista è giunto sino a noi, ma soprattutto ai/alle ragazzi/e.

Così ho tentato di interpretare questa sfida scegliendo fra alcune parole a mio avviso importantissime: desiderio e relazione, richiamando la mia esperienza personale sui banchi di scuola.
Ma non sarà di questo che vi parlerò, qui, oggi.

Vi parlerò di cosa ho costruito attorno a queste parole.

Per comprendere, in parte, la conoscenza e le trasformazioni dei sensi attribuiti a certe parole da parte di ragazzi/e mi è balenata in mente l’idea di creare un questionario da sottoporre loro – in forma anonima –  e da svolgere  nelle terze e quarte superiori grazie alla complicità di alcune donne insegnanti che conosco da tempo. Ho scelto questa fascia d’età perché solitamente sono gli anni in cui si cristallizzano opinioni, pensieri e giudizi (quindi anche pregiudizi), muovendo da ciò che altri/e ci hanno trasmesso. Sono gli anni  in cui avviene il passaggio alla maturità adolescenziale, ma ancora abbastanza lontani dalle prese di posizioni nette o più squisitamente ideologiche e/o politiche. Ovviamente la scommessa non era stata pensata come qualcosa che potesse avere una rilevanza statistica né assomigliarci minimamente, piuttosto il tutto è stato pensato come simile ad una pseudo intervista che potesse restituirmi un piccolo fotogramma  del clima culturale presente in alcune territorialità.

Il campione preso in esame si è venuto componendo di 43 ragazzi e 47 ragazze appartenenti a Licei del Lazio e della regione Puglia, con variabili di formazione in quanto sono stati chiamati/e a partecipare giovani di percorsi sia scientifici che classico-artistici.

Dunque il test è stato costruito in modo tale da farmi avere una percezione di quanto degli anni ’70, delle lotte di piazza emancipazioniste, degli slogan femministi fosse arrivato tra i banchi di scuola. A mio parere, dopo aver riletto ripetutamente i questionari, si evidenzia quanto la scuola sia ancora lontana dal  farsi carico di una qualsiasi narrazione della storia di quegli anni o quel decennio. Questo per dire, che dalle loro risposte si evince chiaramente che quanto è pervenuto alla loro conoscenza è stato raccontato non attraverso letture o lezioni frontali, bensì attraverso testimonianze più o meno dirette. Il racconto orale di mamme, zie, nonne o amicizie familiari legate a racconti di vita rappresenta a mio giudizio l’unica fonte da cui ragazzi/e possano aver ricevuto una pseudo eredità storico-femminista. Soprattutto sul piano della parola, appunto. Anche perché spesso le loro idee sembrano confuse e contraddittorie su quel periodo storico, cosa che potrebbe essere conferma e riprova di una narrazione monca o parziale.

Ad esempio, difficile resta per molti/e di loro la contestualizzazione del celebre slogan femminista: IO SONO MIA. Fra le 4 opzioni di scelta temporali la maggior parte di ragazzi/e non riesce a collocare – nel corretto ventennio storico – questa frase. Eccezion fatta per il liceo della Puglia dove invece il periodo storico è stato perfettamente riconosciuto. Infatti in questo particolare Istituto, gli/le alunni/e che hanno preso parte al test, avevano partecipato durante l’anno scolastico ad una serie di seminari sul tema della violenza di genere e sui diritti delle donne.
Per tutti/e gli/le altri/e, è quasi tabula rasa.

La domanda era così formulata:
«A quale periodo storico è riconducibile la frase: “Io sono mia”?»

1.1925 – 1945               2. 1945 – 1969                3.    1970 – 1988                    4.    1989 – 2000

Dopo di che ho inserito alcune domande a risposta aperta in cui chiedevo di esprimere liberamente il senso che loro attribuivano alle parole desiderio e relazione chiedendogli di fare degli esempi di cosa volesse dire, fra l’altro, essere in relazione con qualcuno/a.

Dulcis in fundo la domanda che si è rivelata la bestia nera del test, sulle cui risposte ho rimuginato per mesi e che ho voluto rendere oggetto di questo post che condivido con voi.

La domanda di chiusura era così formulata:
«Cosa pensi significhi essere un uomo o una donna, oggi?»

Sotto riporto alcune delle risposte di ragazzi/e su cui vi chiedo di riflettere.

Liceo Scientifico romano; Maschio, 16 anni, 3^ superiore: «Non c’è più differenza tra uomo e donna, solo l’apparato genitale e anche dal fatto che l’affidamento dei figli dopo il divorzio lo danno sempre a loro».

Liceo Scientifico romano; Maschio, 17 anni, 3^ superiore: «L’unica differenza che penso esista fra uomo e donna è quella del sesso, perché hanno organi diversi. Per il resto, secondo la mia opinione personale, i due sessi sono uguali».

Liceo Classico pugliese; Femmina, 16 anni, 3^ superiore: «Non penso che significhi niente in particolare, non credo ci siano differenze fra i due».

Liceo Classico pugliese; Femmina, 16 anni, 3^ superiore: «È indifferente, tra uomo e donna non ci sono differenze che non siano puramente fisiologiche».

Liceo Linguistico, romano; Femmina, 16 anni, 3^ superiore: «Oggi non ci sono più differenze tra sesso maschile e sesso femminile, essere donna significa comandare la propria vita, essere artefice del proprio destino senza dipendere da niente e nessuno, senza seguire regole; stessa cosa però vale per l’uomo».

Liceo Scientifico romano, Maschio, 17 anni, 4^ superiore: «Essere un uomo od essere donna non ha molta differenza. Escludendo la differenza di genere e quindi di sesso, le responsabilità, i diritti, i doveri sono uguali per tutti».

Liceo Scientifico romano, Femmina 18 anni, 4^ superiore: «Le differenze tra uomo e donna ormai sono quasi del tutto scomparse».

Liceo Classico pugliese; Femmina, 18 anni, 4^ superiore: «Al giorno d’oggi in teoria non si fanno più delle nette distinzioni tra uomo e donna perché hanno gli stessi diritti, ma quando si passa alla pratica però tutto ciò crolla perché confrontandomi con alcune persone ho riscontrato che non è proprio così che questa uguaglianza non esiste».

Liceo Linguistico romano, Femmina 17 anni, 3^ superiore: « Penso che essere donna è un compito che poche donne sanno fare poiché la maggioranza ne abusa offuscando i diritti che ha; lo stesso discorso vale anche per gli uomini».

Liceo Linguistico romano, Femmina 17 anni, 3^ superiore: «Per me non c’è differenza tra i due (…) se non quella fisica. Credo che ogni persona debba rispettare gli altri senza nessun segno di pregiudizio o superiorità. L’uomo deve rispettare la donna e viceversa, ma per questo credo ci sia bisogno del tempo per far sì che la gente capisca che non c’è alcuna differenza».

A questo post ne seguirà un successivo in cui proverò a condividere una mia lettura del tutto, mettendo nero su bianco i miei dubbi e tentando di operare un superamento. Ovviamente quelle sopra sono solo alcune delle risposte di tal fatta espresse dai ragazzi e dalle ragazze partecipanti (ne ho selezionate solo alcune), ed altrettanto ovviamente ve ne sono di altri generi, di cui vi parlerò nel continuum a questo post.

Fiammetta.

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5 thoughts on “S’i’ fosse uomo, S’i’ fosse donna… nessuna differenza?

  1. Sai che mi sono spaventata leggendole? Da allora sto cercando di fare mente locale e ricordarmi cosa avrei scritto io a quell’età. E cosa scriverebbero i miei figli di 10-12 anni. Anzi, sai che c’ è, glielo chiedo direttamente..

    • Ciao Mammamsterdam,
      credo che tu debba farci sapere presto cosa hanno risposto i tuoi figli così da capire quale immagine e pensieri produce quel quesito nella loro testa in un ambiente del tutto differente da una comune classe, a scuola. Scrivici se avrai tempo e voglia.

      Un caro saluto,
      Fiammetta.

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