Come una filosofia di genere.

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In molti/e ci state chiedendo in questi giorni che precedono le giornate del 20 e 21 Settembre di “EDUCARE ALLE DIFFERENZE”, cosa rappresenti per noi una “filosofia di genere”, se possa davvero esisterne una, ma soprattutto in cosa consisterebbero i nostri percorsi di genere filosofici.

Proverò, quindi, a spiegare la nostra progettualità in concreto cercando di offrire al meglio la nostra visione; le motivazioni che ci hanno portato ad ideare percorsi filosofici di genere per le scuole superiori.

#1 Cos’è la filosofia di genere? E può esistere?
Per rispondere in maniera intellettualmente onesta a questa domanda bisognerebbe accordarci non solo su cosa intendiamo per “genere” (si veda alla voce Studi di Genere su Wikipedia), ma ancor prima per “filosofia”. Rammento perfettamente cosa disse in classe la mia professoressa delle superiori, il primo giorno di lezione; avevo 15 anni. Ci spiegò il significato semantico della parola filosofia, cioè amore per il sapere. Poi, passò ad illustrarci quale fosse stato – anticamente – l’esercizio di questa disciplina ed infine cosa avremo studiato in programma durante il corso dell’anno.

In una parola: il pensiero. Di alcuni uomini.
Okay, di soli uomini. 😀

Tale definizione semantica della parola filosofia, porta con sé una contraddizione in termini all’atto pratico: ed è cosa c’entri l’amore con il mero studio del pensiero. Voglio dire, in secoli di speculazione, di studi, di dissertazioni e costruzione di una disciplina che fosse al pari delle altre, ci si è concentrati solo sulla seconda parola di questa affascinante definizione. Ovvero, sul sapere.
Che poi starebbe per conoscenza.

Faccio notare come tale “amore per la conoscenza” (femminile singolare) sia traslato nei secoli in “amore per il sapere” (maschile singolare); la filosofia è stata così tramandata – oltre che rappresentata simbolicamente nelle arti visive – come una splendida ancilla o musa associata ad un esercizio bollato come tipicamente maschile.
L’ancilla speciale del pensiero. Fantastico!

E l’amore, che fine avrà mai fatto? Quando si è smesso di indagare la vastità della conoscenza, selezionandone alcune aree o ingabbiandola secondo gerarchie?, e quando la filosofia ha smesso di mostrare interesse soprattutto verso le emozioni ed i sentimenti?

Da studiosa e appassionata della materia, mi chiedo ormai da troppo tempo quando e perché i miei colleghi –  gli illustri miei predecessori – abbiano cessato di essere innanzitutto dei buoni narratori, oltre che arguti studiosi del loro tempo e del pensiero, appunto.

Così facendo, lasciando libero il campo della narrazione e del racconto alla sola letteratura, si è potuto trovare degna sepoltura – ops!, l’ho detto – all’amore per le buone storie. Secoli e secoli di storia della filosofia ne hanno dato ampia dimostrazione. Inoltre, si sono alimentati luoghi comuni sull’esercizio di Sophia, i quali ancora abbracciano la percezione generale che dello studio di questa materia si è diffuso. In molti credono – e non a torto, in fondo – che la filosofia sia una disciplina dura, pura, faticosa nonché tesa ad indagare la sostanza di concetti, di strutture di pensiero, di logica e linguaggio. Mattoni pesanti da studiare, ardui da comprendere; parole articolate, lontanissime dal lessico quotidiano.

Ma per noi, qui, fare filosofia resta soprattutto tutto ciò che non è rientrato a pieno titolo nel senso comune (o per meglio dire, nella Tradizione) che della filosofia si è costruito. Al primo posto c’è la persona: uomo e donna che differiscono secondo il sesso, il genere ed il vissuto. Una persona in carne ed ossa, indi per cui specifica, singolare. Non un concetto, non l’Individuo, l’Uomo, l’Essere; non concetti universali, bensì una persona. Proprio quella persona. Dopodiché ci sono i rapporti e le relazioni che costituiscono la sostanza del nostro singolo ed unico stare al mondo, così come siamo, per quello che siamo. Nel nostro personale stare al mondo a farla da padrone sono quasi sempre tutte le implicazioni emozionali, sentimentali e psicologiche del caso.

Ecco, per noi filosofia è soprattutto questo. Una messa a fuoco su un’identità specifica, e perciò di genere, capace di aprire una finestra sulle nostre relazioni col mondo e le altre persone. Le nostre capacità stanno nel creare nuove modalità narrative e ludiche per riportare al centro della nostra cura e del nostro interesse speculativo tutto ciò. Da qui si aprono i nostri interrogativi filosofici, a volte antropologici, a volte fenomenologici. Domandarsi quanto il genere, quanto la nostra identità abbiano influenza su come pensiamo noi stessi, il mondo circostante e noi stessi nel mondo, le relazioni attraverso le quali interagiamo con altri/e, con gli oggetti della nostra vita non è più cosa trascurabile. Sì, forse una filosofia di  questo genere è possibile; dunque sperimentabile.

E poi ci sono gli stereotipi; rappresentazione cristallizzata di una cultura millenaria su cui sediamo spesso inconsapevolmente.

#2 In cosa consisterebbero i percorsi di genere filosofici?
I nostri laboratori nelle scuole consistono, spesso, in un esempi pratici di quanto detto sopra. Esaminiamo con le/i docenti le necessità didattiche in essere; partiamo dal nominare filosofe assenti dai manuali sulla base del programma che i/le ragazzi/e affrontano in classe e dalle esigenze del momento. A partire da qui tentiamo la ricostruzione di una storia. Menzioniamo non solo il pensiero delle donne, i loro contributi, i loro lavori al pensiero o alla cultura del tempo, ma teniamo in alta considerazione le loro storie, le quali celano spesso aspetti molto interessanti; frivoli ma ludici che permettono una maggiore empatia con la platea giovanile. Se possiamo e riusciamo, utilizziamo mezzi interattivi (dvd, immagini, computer etc.). Una volta costruita la storia, creato il mood adeguato, proviamo ad instaurare un confronto colloquiale con gli/le studenti/esse arrivando al nucleo tematico dell’incontro pattuito prima con l’insegnante responsabile che può variare da situazione a situazione. Cerchiamo di guidarli e coinvolgerli su temi che ci sembrano possano essere stimolanti e aprire un varco con l’attualità dei giorni nostri.

Di seguito riportiamo due brevi abstract che abbiamo presentato ad alcuni licei nel Lazio:

Per le Terze Liceo, titolo: ABELARDO ED ELOISA, SUL CONCETTO D’AMORE

Il lavoro muoverà dalla contestualizzazione a partire dal manuale di storia della filosofia, della vicenda più clamorosa e famosa del Medioevo: la relazione segreta fra il teologo Abelardo e la letterata nobil donna, Eloisa. Affronteremo questa storia a partire dalla raccolta di Epistole che i due personaggi si sono scritti nel corso di decenni, ponendo così l’accento sull’evoluzione della loro relazione. In particolare lavoreremo sulle Epistole I e II e sulla VI – le più significative – che ci traghetteranno all’interno di un corollario di sentimenti, stereotipi di genere, concezioni metafisiche tipiche dell’epoca, ma offriranno molteplici riflessioni sul presente e sul modo di relazionarsi fra i sessi, oggi, a partire dalla storia d’amore moderna più famosa della storia.

Bibliografia:
– Abelardo ed Eloisa; Epistolario a cura di Ileana Pagani – UTET
– J. Le Goff; Uomini e donne del Medioevo  – Editori  Laterza
– Intervista a Lucio Coletti; “Abelardo ed Eloisa. Letture d’autore” (video).
– Dario Fo; “Eloisa”, corti di Carta, Corriere della Sera.

Per le Quinte Liceo, titolo: IL TRIANGOLO NO

I rapporti personali tra Heidegger, Arendt e Anders si intrecciano nel più drammatico periodo della storia mondiale, e al crocevia fondamentale per tutta la filosofia occidentale moderna e contemporanea. Questo nodo che coinvolge amore, filosofia e politica va raccontato in tutte le sue sfaccettature come esempio di una pratica filosofica che si costruisce non su massimi sistemi e considerazioni astratte, ma nel pieno coinvolgimento dei protagonisti nei loro sentimenti, nella loro storia personale, nella loro politica attiva. I rapporti tra i tre rendono esplicite, per il nostro obiettivo “di genere”, le componenti patriarcali di molto pensiero occidentale, il ruolo non ancellare delle pensatrici contemporanee e la costruzione di una filosofia nata col tentativo non di comprendere anche gli orrori della Storia ma di viverla senza di essi.

Bibliografia:
– Farias, “Heidegger e il nazismo”, Bollati Boringhieri
– Ettinger, “Hannah Arendt e Martin Heidegger”, Garzanti
– Anders, “L’uomo è antiquato”, Bollati Boringhieri

 

Fiammetta

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2 thoughts on “Come una filosofia di genere.

  1. resta inevasa la domanda fondamentale: cosa s’intende per genere. E rimandare ad una voce di wikipedia quando ci si propone per progetti di filosofia nelle scuole non mi pare un il migliore dei biglietti da visita.

    • Per le scuole italiane è più che sufficiente, Pantafika. Il resto va adeguato a ciò che ti chiedono le persone che incontri: può bastare gettare uno sguardo alle realtà che non ci sono sui manuali, come si può ad argomentare la fine del genere come costruzione culturale occidentale. Non ci prefissiamo di portare alcuna verità, solo di far vedere che ci sono altri strumenti. Wikipedia, per la realtà scolastica italiana, è già abbastanza rivoluzionario – il che è tutto dire.

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