La storia di Elisabetta e Renato

xelisabettaC’era una volta una principessa molto sfortunata. Suo padre era il re di Boemia, ma perse una guerra e fu costretto ad abbandonare il suo regno, vivendo altrove e facendo crescere i suoi figli lontano dalla famiglia e dalla patria natale. Quando Elisabetta – si chiamava così – crebbe, la sua famiglia ancora esule le propose un matrimonio vantaggioso, ma ella rifiutò. Sempre più sconsolata, ma molto talentuosa negli studi classici e filosofici, rivolse i suoi interrogativi angosciosi a quello che allora era un noto studioso ed erudito: Renato Cartesio.

Renato, cosa che si sapeva poco in giro, tanto era affilato nella speculazione teoretica, quanto gentile, educato e pratico nelle questioni che riguardavano l’animo umano. Cominciarono così a scriversi spesso, e l’intelligenza di Elisabetta stimolò parecchio il pure esperto Renato, tanto che lui le dedicò una sua opera molto ingiustamente sottovalutata rispetto ad altre sue, cioè Le passioni dell’anima. Opera che, alla luce delle corrispondenza tra i due, rivela che il contributo di Elisabetta non fu di poco conto.xcartesio

La principessa infatti, che conosceva bene le opere del suo prestigioso interlocutore, esprimeva dei grossi dubbi riguardo le sue teorie, e li esponeva anche bene. Di fronte a un Renato che le dava consigli pratici sulla felicità – se non per raggiungerla, per lo meno per alleviare molte pene e molte ansie – Elisabetta puntava dritto alla questione centrale del problema che era sottinteso dai loro discorsi:

Io confesso che mi sarebbe molto più facile concedere all’anima la materia e l’estensione, piuttosto che dare a un essere immateriale la capacità di muovere un corpo o di esserne mosso.

Mentre cioè Renato sosteneva che anima e corpo sono irrimediabilmente scissi, assolutamente separati perché sostanzialmente diversi, e che s’incontrano in quel luogo unico, non doppio o simmetrico, del nostro corpo che è la ghiandola pineale, Elisabetta gli obiettava – da ciò che lei stessa stava passando in quello sfortunato periodo – che l’interazione tra anima e corpo è ben più grande, e che troppe cose di quelle che succedono al corpo hanno pesanti conseguenze sull’anima e sulla mente per pensarle così lontane e isolate dal resto. E poi, l’anima non può fare tutto da sola: la felicità e la beatitudine devono passare pure per il corpo, così come per il corpo passano purtroppo ben altre cose, diceva Elisabetta.

Vi sono infatti delle malattie che tolgono il potere di ragionare, e quindi anche quello di godere di una soddisfazione ragionevole; altre ancora diminuiscono le forze e impediscono di seguire le massime formate dal buonsenso, esponendo l’uomo più moderato a lasciarsi trascinare dalle passioni.

Insomma, Elisabetta lo stimava molto e aveva letto tutto il possibile di Renato, e ‘sta cosa le suonava strana. Per quello che era la sua esperienza, l’anima (la mente, e anche la psiche aggiungeremmo forse oggi) hanno una forte interazione con il corpo, e non va molto avanti da sola. Bisogna che si stia bene interamente, anima e corpo, per essere felici.

xannamariaAnche una loro amica comune, Anna Maria, la pensava così. Anna Maria aveva lottato molto, come donna, per poter studiare, e ottenne risultati strabilianti per quei tempi.  Divenne una famosa erudita, e anche a lei non andò giù molto di quello che pensava Renato. Provò infatti, contro quello che le sembrava un eccesso di egoismo (il cogito ergo sum) del suo più noto conoscente, a proporre un più condivisibile sum ergo cogito: è proprio perché sono fatta in un certo modo che penso così; la mia determinatezza precede e condiziona il mio pensiero – questo sosteneva, tra altre cose, Anna Maria.

Né lei né Elisabetta, però, ebbero grande possibilità di influenzare Renato, la cui storia finisce quando ci rimette la salute per accontentare la regina Cristina di Svezia. Anna Maria tenterà, con poca fortuna, di costruire una comunità diversa dal mondo che aveva intorno, che conosceva bene e che non le piaceva affatto. Elisabetta troverà, dopo tante vicissitudini, se non la felicità sicuramente un po’ di pace e tanti amici, ai quali dispensò generosamente la sua ospitalità e la sua lucidità di pensiero. Sarà ricordata da tutti come una delle migliori persone dei suoi tempi.

*

V’è piaciuta la storia? Beh, non è una favola, è vera; è una piccola parte della vita e delle opere di Renato Cartesio, Elisabetta di Boemia principessa Palatina, e di Anna Maria van Schurman, più o meno nella seconda metà del ‘600.
Questa storia non la troverete in nessun manuale scolastico di filosofia, eppure è molto interessante e coinvolgente, perché mette insieme tanti argomenti desiderati dagli adolescenti: la ragione e la passione, la sofferenza e la felicità, il corpo e la mente – e quanto pesano i condizionamenti sociali.

Ma nessuno gliela racconta, né questa né molte altre simili – molti pensano anche che questa non sia filosofia. Loro, quindi, cercano altrove.

Lorenzo Gasparrini

 

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