Lascia che sia l’arte a dirlo

Les ballets de Trockadero de Monte Carlo

Les ballets de Trockadero de Monte Carlo

Ho scritto spesso, qui, di quanto polverosa e noiosa reputi buona parte della manualistica sulla storia della filosofia.
Ricordo – come fosse ieri – che durante la preparazione della tesi, chiesi ad una mia docente: «non c’è davvero nessuno, nessun filosofo o letterato che abbia affrontato, in Italia, il problema della narrazione della filosofia? Di come vengono scritti i manuali?». La risposta fu lapidaria, o quasi: «eh, signorina, ma questa è la tradizione».

Nulla di cui stupirsi, da un punto di vista meramente accademico; in fondo, la storia della filosofia (cioè, in soldoni, la narrazione che della filosofia si è scelto di dare sotto forma di compendio) è nata per raccogliere l’eredità del pensiero filosofico. Negli ambienti accademici – non sempre e non dappertutto – pensare quindi al “target” – cioè a chi sono destinati i manuali – viene considerata pratica futile. Insomma, è un po’ come se il fruitore (lo/a studente/essa) fosse stato volutamente rimosso, seppur ci si muova all’interno di un orizzonte utilitaristico, in nome della Tradizione. Espressione massima, quest’ultima, dell’autoreferenzialismo.
Per fortuna esempi diversi e coraggiosi di sperimentalismo, su questo front,e sono giunti da una giovane ricercatrice dell’Università di Firenze, Irene Biemmi. I suoi lavori coinvolgono i libri delle scuole elementari e parte della narrativa infantile ed indagano la rappresentazione dei generi e gli stereotipi utilizzati per rivolgersi alle bambine piuttosto che ai bambini. Donna coraggiosa, Irene; c’è bisogno di osare e di sperimentare, soprattutto a partire dagli studi di generi.

 

Rifletto, perciò, da tempo sull’ingessatura che coinvolge la manualistica filosofica per le scuole superiori e reputo necessario, oggi più che mai, trovare nuove narrazioni se si desidera, veramente, dire qualcosa anche attraverso la filosofia. In fondo cerco soltanto un modo dirompente e magari pure ironico, per provare a ri-costruire un fil rouge della storia del pensiero, in grado di considerare anche il pensiero delle donne, certamente. Credo ce ne sia bisogno.

Muovendosi in questa direzione, si riscontra quanto l’arte sia la lingua universale per declinare molte cose; quello strumento “speciale” per dire tutto ciò che appare a prima vista indicibile o impossibile da realizzare. Un po’ come per questo blog. C’è voluta una bella foto della giovane Hannah Arendt e un paio di baffoni (versione pop), per esprimere tutta la carica intrinsecamente patriarcale di cui è condita la tradizione filosofica.

Dada Masilo's 'Swan Lake'

Dada Masilo’s ‘Swan Lake’

E a proposito di tradizioni, con la T maiuscola, cosa c’è di più tradizionale del balletto classico? Ho scoperto per caso i  Trockadero de Monte Carlo mentre facevo zapping in tv.

Ecco, vorrei essere contaminata da questo modo di fare arte che rompe gli schemi superando le tradizioni, ma permettendo di rimanere fedeli a sé stessi  e a ciò che si ama di più. Les Balletts de Trockadero che mette in scena – en travesti – versioni ironiche del repertorio classico, e non solo.  Celebre è la loro parodia del più classico dei classici: il Lago dei Cigni con le musiche di Čajkovskij, in cui esasperano le caratteristiche della danza classica ironizzando con abilità le movenze. Nascono nella metà degli anni ’70 ed oggi sono famosi in tutto il mondo per aver saputo mettere in scena l’impossibile (come ballare sulle punte, con una taglia di piede 45 e indossando un tutù) in possibile. Gli spettacoli hanno riscosso così tanto successo da diventare una forma.

Un simile tentativo, altrettanto suggestivo quanto innovativo, è stato messo in scena da una giovane ballerina e coreografa, enfant prodige della danza classica: Dada MasiloLa sua rivisitazione del  Lago dei Cigni è contaminata dalla potenza della danza etnica e popolare africana, in cui l’artista esprime tutto il suo amore tanto per la sua terra d’origine, quanto per la danza, non rinunciando ad  ironia e innovazione.

Chi l’ha detto che la Tradizione deve restare sempre identica a se stessa?

Se non si può dire, se non si può fare, allora lasciate che sia l’arte a dirlo o farlo per voi.

PS: qui Les Ballets Trockadero de Montecarlo e qui Dada Masilo.

Fiammetta

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3 thoughts on “Lascia che sia l’arte a dirlo

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