Se dico Transfobia, tu che rispondi?

Quando con Lorenzo ci siamo messi a tavolino per stendere il progetto la filosofiA maschiA rivolto alle ragazze e ai ragazzi delle scuole superiori, eravamo reduci da un incontro con alcune insegnanti che ci testimoniarono quanto difficile fosse affrontare  il tema delle discriminazioni sessuali a scuola. Nel novembre 2012, poi, il suicidio di Andrea. Il ragazzo “dai pantaloni rosa” –  così ribattezzato dai media – che si tolse la vita perché emarginato e deriso per la sua presunta omosessualità.

Per me Andrea, ha rappresentato un altro – l’ennesimo – pezzo di una gioventù italiana  scomparso perché lasciato a sé stesso a causa dell’incapacità di adulti/e a narrare e farsi carico delle alterità, delle diversità, nei luoghi dove c’è sempre più bisogno di nominarle. Come a scuola, appunto.

Ci dicemmo allora che dovevamo fare qualcosa per aiutare le insegnanti a parlare di omofobia e transfobia; dovevamo mostrarci pronti a confrontarci con i/le ragazzi/e su questi temi, nominando queste cose con intelligenza e competenza. E presto detto, ne abbiamo inserito un appuntamento nel nostro progetto per provare a colmare questo silenzio iniziando, intanto, dalle nostre parole.

TDor 17.11.2013Il 17 Novembre scorso, si è svolto a Roma, in Piazza del Popolo, il primo flashmob contro la transfobia e in ricordo delle vittime (TDor, il Transgender Day of Remembrance), coordinato dall’associazione Libellula. I dati parlano di 1.123 omicidi in tutto il mondo negli ultimi quattro anno.

Questo momento segna un passaggio decisivo nella narrazione che, della comunità LGBT, si è data sino ad oggi all’opinione pubblica: la comunità transgender c’è, esiste ed è attorno a noi tutti/e.  Trans non è sinonimo di prostituzione (come le cronache degli ultimi anni hanno sotteso a comunicare), né di malattia, bensì di persona umana desiderosa di diritti. La manifestazione sancisce un precedente grazie al quale, da domani, potremo andare nelle scuole e dire semplicemente: “ehi, lo sai che a Roma le persone trans hanno fatto questo?, tu che ne pensi?”. Potremo far vedere il video e lasciare che i/le giovani prendano la parola.  Ringrazio, perciò,  le trans e l’associazione Libellula del loro coraggio; per averci indicato la strada, consegnandoci le loro parole e i loro corpi, attraverso queste immagini (qui  il video del flashmob).

Al sit in di domenica scorsa, hanno partecipato anche le Femministe Nove, il collettivo delle giovani femministe di cui tanto si è parlato dopo Paestum 2013. Perché parlarvene?; perché mi sembra importante raccontare come le donne stiano elaborando, anche e soprattutto attraverso la piazza, il tema delle discriminazioni di genere. Mi sembra un buon modo di omaggiare questa giornata del 25 Novembre contro la violenza sulle donne.

Ho chiesto, perciò, a Valeria Mercandino  del collettivo F9  di darci la sua testimonianza:

Noi femministe nove abbiamo collaborato con l’associazione Libellula per il flashmob contro la transfobia, in quanto pensiamo ci sia un collegamento forte tra le nostre lotte. La continuità non è basata sul porci insieme – donne e persone trans – come vittime di violenza di genere ma su una posta in gioco ben più alta.

Le donne denunciano la costruzione di leggi e comportamenti sociali che impediscono l’autodeterminazione della singola donna, e che fanno uso dei corpi delle donne per allargare e intensificare il controllo sui corpi di tutte e tutti – sto pensando al DL Femminicidio, all’irrevocabilità della denuncia, e ai provvedimenti contro il movimento noTav che contiene. Dall’altra parte abbiamo le persone trans che nel nostro paese subiscono una condizione di mancato riconoscimento della propria condizione, delle minime tutele e diritti. La violenza, anche in questo caso non è solo fisica, ma è prima di tutto simbolica e culturale: come può questo paese indignarsi per le tante trans uccise, quando la politica ne riconosce l’esistenza solo come persone malate da curare? Anche qui, cosa dire a proposito dell’autodeterminazione, quando la transessualità è considerata una malattia psichiatrica e una persona per entrare nell’iter di passaggio da un sesso all’altro, è costretta ad accettare questa marchiatura?

Prima di tutto una precisazione: per noi non si tratta di “farci carico” delle istanze delle trans: è fondamentale riconoscere che mai una donna potrà capire fino in fondo la condizione di un’esistenza di una persona trans, e viceversa. Le pratiche politiche che possiamo produrre insieme nascono dal supporto reciproco, dalla ricerca congiunta dei collegamenti tra queste differenti condizioni, dopo di che il portato di differenza e la propria esperienza non può mai essere sostituito da nessuno/a, anzi sono l’arricchimento fondamentale.

Ritengo che rispetto ai decenni precedenti, nel femminismo italiano siano maturate una sensibilità e delle necessità differenti che guidano il pensiero e le pratiche. Se prima la differenza pensata dalle donne aveva bisogno di esprimersi anche nella presa di distanza, oggi quella differenza è utilizzata nella sua accezione più mobile e “virtuosa”: una differenza che serve a mettere in luce il proprio posizionamento, e che dà forza per andare a cercare altre e altri alleate/i, di cui si riconosce e rispetta la differenza; da cui partono. A mio parere, siamo pronte per questa fase.

Fiammetta

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5 thoughts on “Se dico Transfobia, tu che rispondi?

  1. Pingback: “Se dico Transfobia, tu che rispondi?” | laboratorio donnae

  2. C’è una frase di Valeria Mercandino che come transessuale mi ha davvero ferita e spero di averne avuto una percezione errata, volevo gentilmente chiedere un chiarimento in proposito.
    “è fondamentale riconoscere che mai una donna potrà capire fino in fondo la condizione di un’esistenza di una persona trans, e viceversa”
    Intende dire, che mai una trans potrà capire fino in fondo la condizione di un’esistenza femminile?!
    Quindi, secondo Valeria Mercandino una trans non è una donna…oppure, pensa che lo sia ma allo stesso tempo ritiene che lo sia di meno rispetto a chi donna ci è nata?!
    Beh, se la vede in questo modo (Ma spero che non sia così, sarei lieta di aver frainteso le sue parole) significa che non è documentata a sufficienza sulle persone transessuali.
    Per le mie Amiche, Persone Meravigliose che tra l’altro mi hanno Sempre vissuta come una Donna anche fino a prima di iniziare quasi due anni fa il percorso di transizione, quando una Donna a metà lo ero sul serio perchè non potevo esprimere liberamente me stessa, io sono tale a tutti gli effetti e appartengo al Genere Femminile anche se i miei cromosomi e la carta d’identità dicono il contrario, non mi vivono come una figura ibrida estranea al loro mondo.

  3. Ciao Crisalide, grazie per aver commentato e lasciato la tua testimonianza. Spero che Valeria risponda presto, per dissolvere ogni fraintendimento. Mi sento di dire per certo, intanto, che nulla è stato scritto col fine di rafforzare l’uguaglianza concettuale fra transessualità e ibridismo. Anzi, tutt’altro.

    Fiammetta.

  4. Grazie mille per la tua risposta, Fiammetta. 🙂 Sono sicura che in questo blog nulla venga scritto con un fine discriminatorio…se pensassi che qui non possono nascere riflessioni serene, costruttive ed umanamente arricchenti, avrei desistito dal commentare 🙂

  5. Eccomi!
    con quello che evidenzia crisalide, volevo dire come per me è fondamentale il vissuto di ognuna e ognuno, dal momento che ritengo che le esperienze fatte siano parte di quel che determina il nostro modo di essere e anche di percepirci. niente gerarchie di autenticità dunque.
    Spero di essermi spiegata – anzi, grazie per il commento così che mi stai dando la possibilità di spiegarmi. 🙂

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