Un segreto chiamato Corpo

bacio di bambiniChe cos’è il corpo?, il mio corpo? E quello dell’Altro? Quello fatto di carne e materia del mio divenire, del mio esserci qui e ora? Ho conosciuto Stefania ad un incontro del collettivo self-help riparliamone lo scorso Aprile, proprio mentre – insieme ad altre donne – ci ponevamo alcune delle domande sopra, e molte altre. Stefania lavora da anni nelle scuole elementari con i bambini e le bambine promuovendo quella che oggi, sempre più spesso, viene definita l’educazione all’affettività e all’amore; insegna prima di tutto il rispetto per il corpo: il mio e quello di chi mi circonda. Allora ragazzi/e provate a definirlo questo vostro corpo. Con una parola, una parola sola. Scrivetecelo.

Vorrei ricordare – citando Luciana Percovich dal suo testo “La coscienza nel corpo” – che usiamo e useremo questo spazio per diffondere quanto saremo «determinat*ad andare diritt* alla matrice dei nostri corpi, per svelare/rivelare il “segreto” racchiuso nei nostri corpi». Qual’è dunque questo segreto? Stefania prova a dirci la sua, raccontando quello che accade nelle scuole. Con parole dense di poetica. 

Fiammetta.

Durante una riunione, molti adulti e adulte pieni di volontà, di saperi e definizioni discutono animatamente su cosa, come, quando, perché  è importante che qualcuno di adulto e responsabile spieghi – ma non troppo, ché sono comunque minori – ai giovani come è fatto un corpo e come funziona; o meglio come funziona, ma non troppo. Mi raccomando l’aspetto della relazione, anzi dell’affettività; e la parte psicologica ci deve essere: è la più importante. Lasciamo in disparte il corpo che avranno modo e tempo di scoprirlo, e comunque l’insegnante di scienze può spiegare l’apparato riproduttore, si l’apparato riproduttore. Vero. C’è sempre l’insegnante di scienze. Durante una riunione si discute di tutto questo e alcune parole, fuori luogo, mi si parano davanti. Una poesia di E. E. Cummings; una poesia che a volte ho proposto ai ragazzi e alle ragazze, ma anche a degli adulti, durante gli incontri di educazione alla sessualità. Forse un po’ meno con gli adulti.

La poesia rende diffidenti. Si cerca l’obiettività, il discorso scientifico, il tono neutro e rassicurante di chi molto ha studiato. In un corso una volta la stessa poesia fu analizzata dai partecipanti (operatori di consultori), come un semplice fatto letterario. Interessante comunque. Per me, invece, le poesie sono pensieri accostati in trame, recano parole sul corpo, l’amore e l’innamoramento, i lati oscuri della sessualità con fili e suggestioni, impressioni non stanche, usate, consumate. Può essere una strada da percorrere per riflettere, rimuginare, inventare in prima persona, trovare parole buone per sé.

Sentite E.E. Cummings da Poems from the Dial Papers:

“ …

(lui fa: mi fai toccare

lei fa: tu dimmi quanto

lui fa: ma tanto tanto)

lei fa: allora fallo

(lui fa: andiamo andiamo

lei fa: ma non lontano

lui fa: cos’è lontano

lei fa: dove sei tu)

lui fa: potrei restare

(lei fa: in quale maniera

lui fa: in questa maniera

lei fa: si se mi baci

lui fa: mi potrei muovere

lei fa: è forse amore

lui fa: si se lo vuoi

(lui fa: che meraviglia

lei fa: continua dai

lui fa: oh no no no

lei fa: adesso piano

… “

Dove siamo? Non lo so. Chi sono i protagonisti? Chiunque. Li conosciamo? Può darsi. Ci riguarda? Immagino di sì, l’amore ci riguarda sempre. O almeno dovrebbe. A modo nostro. Cosa fanno? Davvero ci interessa la descrizione dettagliata di un fatto simile? Forse si amano, forse amoreggiano, forse si conoscono o cercano di conoscersi, forse prima si annoiavano e ora no. Perché adesso piano? Perché sì, subito è piano. Sono poco capaci? Non solo, non lo so. Ma si può diventare capaci nell’amore? Questo posso chiederlo, posso ricercarlo e magari posso trovarlo. Che cosa piace e non piace di un simile accostamento di parole? Quali porte apre, che scorci lascia intravedere? Azzardo un pensiero: “un incontro possibile di corpi, sempre diversi anche quando sono uguali; incontri che necessitano ascolto, ascolto come possibilità; un misto di comprensione e affettività”, per usare le belle parole trovate in un libro di Nadia Fusini. Anche quando è un incrocio, poco più di un interludio di qualche ora. Imprevisto o rubato, il tempo, poco importa. Comunque incontro, apertura, ascolto, accoglienza, desiderio, attenzione e, tanto altro ancora per quanti e quante siamo nel mondo.

Altre parole seguono. Sono i ragazzi e le ragazze a portare questo testo, Magnolia dei Negrita:

” … lentamente scivola la tua mano su di te quel tanto che basta per trasformare una carezza in un gemito ti guardo accaldata contorcerti tra le lenzuola umide golosa ed implacabile, forza fammi male fin che vuoi, lo sai… pioggia io sarò per toglierti la sete e sole salirò per asciugarti bene vento arriverò per poterti accarezzare ma se vuoi se tu vuoi tra fango e neve, fango e neve impazzirò…”

Nessun particolare tecnico, anatomico in senso stretto o zoom su parti corporee in particolare. Di nuovo parole che dicono senza prescrivere, ordinare, istruire. Parole che dicono l’amore, di nuovo, di ognuno e ognuna incarnate in persone, in momenti, in situazioni uniche. Non l’amore universale sempre buono ma forse a volte un po’ distante, ma l’amore che posso toccare, vedere, sentire, annusare e accarezzare. “Bella parola accarezzare” dice un ragazzo, “ti fa venire in mente il palmo aperto di una mano”. “Sì ma con quella stessa palma puoi colpire”, dice un altro. Cos’è il rovescio della medaglia? La parte B? Sicuramente un modo di toccare che non ascolta, non rispetta, non è amorevole. Esiste, il colpire, è altro.

Parole che aleggiano, che possono aggirarsi in una qualsiasi aula di una scuola secondaria, in una qualsiasi mattina, durante un anno scolastico. Mi rivengono agli occhi, mentre dovrei concentrarmi su come ricordare alla preside o a quel genitore che no, i ragazzi e le ragazze non sono così diversi da come lo siamo stati noi, a nostra volta. Certo i tempi cambiano, mutano sempre da una generazione all’altra; anche il modo di socializzare. Ma oggi i ragazzi e le ragazze – e qui alcune ricerche fissano, tra l’altro, cosa pensano e sognano gli/le adolescenti in termini autorevoli e riconosciuti  – dicono che nelle cose dell’amore e del sesso il corpo dei maschi e delle femmine serve sempre, serve ancora, e serve tanto. E allora il corpo forte, potente, vivo, misterioso, armonioso, imperfetto, in crescita, si può raccontare ai ragazzi e ragazze. I corpi stregano. Diciamo di parti naturalmente nascoste, che non sono nascoste perché sporche, indecenti, o immorali; al contrario nascoste perché soffici, magnifiche, piene di vita e piacere. E di parti anche troppo rappresentate, raffigurate, mostrate. E lì affianchiamo parole di pudore, di riservatezza, così per provare il gioco dei contrari e l’effetto che porta. C’è il corpo che sente, che percepisce, che si collega e anche connette, che rispetta, che si apre all’altro e altra. Che palpita, freme, rimanda il diverso, e l’uguale.

Ancora E. E. Cummings da &(AND)

“ … Muscoli meglio e i nervi di più.

mi piace il tuo corpo.   mi piace quello che fa,

e il come.    mi piace sentire la tua spina

dorsale e le ossa, e la tremolante

-liscio-sodo e che lo bacerò

ancora e ancora e ancora

di te     mi piace baciare questo e quello,

mi piace, lentamente accarezzare,

il folto tuo elettrico pelo e quel che viene a carne

che si separa … “

Non c’è un solo modo, un solo significato, una sola risposta sessuale. C’è ogni corpo, unico, singolo, che cambia quando tocca ed è cambiato dal tocco. Ecco il fatto personale. Come la sua conoscenza. Di pubblico il poter mettere in parola, dire, ricercare. Durante una riunione, può succedere che si riesca a fare circolare questi pensieri imperfetti, di parte, poco definiti e a far si che alla fine, arrivino ai ragazzi e alle ragazze.

Stefania Girelli

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2 thoughts on “Un segreto chiamato Corpo

  1. Pingback: Il corpo in pratica: a dialogo con Ilaria Angelelli | lafilosofiAmaschiA

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