Educazione antisessista ai bambini: si può fare.

20130214-NajatVB-Toulouse-AtelierABCD-SMALL1

Sì, è vero, si può fare. Quando la classe politica s’interessa ai problemi culturali del proprio paese, anche qualcosa di apparentemente utopistico, come l’intervento governativo per provvedere a una educazione antisessista e rispettosa delle questioni di genere, si può fare. L’esempio viene dalla Francia.

Dice Monica Lanfranco qui:

“In Francia il dibattito culturale sugli stereotipi sessisti viene preso molto sul serio, tanto che il ministro dell’Istruzione Vincent Peillon e la ministra dei Diritti delle donne Najat Vallaud Belkacem hanno ideato il programma scolastico contro il sessismo, Abcd de l’égalité, che dal prossimo settembre sarà esteso a 500 istituti scolastici del primo ciclo; un esperimento che vuole provare a ridurre l’impatto negativo sulla formazione del concetto individuale di maschilità e femminilità a partire dal linguaggio, dai giocattoli, dalle attività fisiche.”

Questa la traduzione della pagina sul sito del ministero francese:

ABCD: La parità uomo-donna passa per la parità bambino-bambina

Vittima di discriminazione all’interno di una società di calcio, una squadra di donne di Tolosa ha creato l’associazione ‘Libertà alle giocatrici’ e propone un progetto educativo per creare le condizioni di un’educazione alla parità tra ragazzi e ragazze. Un’iniziativa che ha richiamato l’attenzione della Ministra dei Diritti delle Donne, la quale ha lanciato un programma “ABCD della parità” per intervenire sulla disparità tra i più giovani. La Ministra ha anche voluto assistere a un incontro formativo dell’associazione, lo scorso giovedì 14 febbraio, a Tolosa.

Sin dalla scuola, gli stereotipi forgiano e formano ciascun sesso in un un ruolo prestabilito. Potrebbe sembrare insignificante, ma sono questi stessi stereotipi che condizioneranno, più tardi, l’orientamento delle giovani che finiranno per interiorizzarli. Tanto che oggi, la media delle donne lavoratrici sono raggruppate in soli 12 categorie professionali, contro i 20  della media degli uomini lavoratori. Si tratta quindi di una scommessa fondamentale per il Ministero dei Diritti delle Donne, perché è alla radice stessa della disuguaglianza di genere.

Per agire sugli stereotipi e, in parte, correggere queste disuguaglianze, il Ministero conduce diverse azioni, di cui, una delle maggiori, è il programma “ABCD della Parità”, lanciato dal Ministro dell’Istruzione Vincent Peillon. Questo strumento formativo mira,  dapprima,  a guidare gli insegnanti in una presa di coscienza sulla forza degli stereotipi di genere e successivamente a delle azioni di sensibilizzazione e apprendimento sulla parità di genere per gli studenti.

Inscritto nel piano interministeriale «una terza generazione di diritti femminili: verso una società della parità reale», il programma «ABCD della Parità» sarà sperimentato a partire dal prossimo anno didattico in cinque scuole, e poi esteso dall’anno 2014.

L’iniziativa condotta dall’associazione “Libertà alle giocatrici” [Liberté aux joueuses] nel CLAE  (Centri di Svago Associati alla Scuola) della città di Tolosa si inscrive perfettamente in questo quadro. La Ministra ha voluto incontrare queste associazioni, in seguito alla formazione di un comitato strategico per la parità professionale uomo-donna con Martin Malvy, presidente della Regione Midi-Pyrénées. La questione della parità tra ragazzi e ragazze è qui trattata attraverso la valorizzazione di una pratica sportiva mista, il calcio, alternata con ore di educazione artistica e di dibattito sugli stereotipi educativi. Un metodo che rimette in discussione le idee preconcette sulle capacità sportive di maschi e femmine.

E funziona! La fondatrice dell’associazione Nicole Abar, già calciatrice di livello internazionale, afferma che i bambini si accorgono che le squadre vincenti sono sempre quelle che hanno messo a punto  una strategia utilizzando le capacità di ciascuno e ciascuna.

Ecco dunque una iniziativa concreta e innovativa che, attraverso lo sport, attacca alle fondamenta della disparità di genere. Infatti, sensibilizzandoli precocemente, e attraverso una strategia ludica, l’associazione spera che i bambini svilupperanno successivamente un’altra visione della vita familiare, lavorativa, dei lavori in casa e ancora della vita politica.

(La traduzione è di Maria Iovine, che ringraziamo per la disponibilità e la celerità. La responsabilità di errori e omissioni è di Lorenzo Gasparrini)

Annunci

2 thoughts on “Educazione antisessista ai bambini: si può fare.

  1. d’ accordo. In Svezia dove ho trascorso una settimana di recente per conoscere il loro sistema di Pari Opportunità ,in alcuni asili hanno introdotto il pronome HEN che in svedese non esiste. Un modo per non “definire ” i bambini e le bambine e lasciarli liberi e libere.
    Ho pensato che vorrei provare a definirmi anch’io HEN per una settimana. Credo che mi farebbe bene 🙂

  2. Cara Lorella,
    qua in Italia mi sono sentita rispondere da donne appartenenti a importanti associazioni femminili che il problema del linguaggio sessuato e sessista, nella lingua italiana è battaglia persa. E’ ancora forte il pregiudizio sul linguaggio che no, non è cultura, non fa cultura. Io non sono stata, mai come ora, così in disaccordo con simile pensiero. Sono sempre più convinta che è a partire da come si nomina la realtà che si fa pensa il mondo e le relazioni ad esso inscritte.

    Un abbraccio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...